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L'imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini è morto nella notte tra l'11 e il 12 marzo all'età di 83 anni, dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale per problemi al cuore. A rapirlo fu una banda dell'Anonima sequestri, come venivano chiamati i gruppi di criminali - spesso di origine sarda - che fecero decine di rapimenti in Italia tra gli anni Sessanta e Novanta. Il 25 gennaio 1998, i rapitori avevano inviato a Enrico Mentana, allora direttore del Tg5, una lettera di Soffiantini con un lembo di orecchio. Il periodo trascorso sotto sequestro fu movimentato: Soffiantini tentò di fuggire ma fu ripreso; subì anche il taglio della cartilagine delle orecchie; inoltre un'ispettore dei Nocs, Samuele Donatoni, fu ucciso durante un appuntamento con i rapitori a cui si era recato fingendo di essere un mediatore della famiglia. Per liberarlo, il 9 febbraio del 1998 a Inpruneto (Firenze), venne pagato un riscatto di 5 miliardi di vecchie lire. Ma la sua "debolezza" che gli rovinò vita e carriera, confessò Delfino nel suo libro "Verità di un generale scomodo", fu "il gioco".

Era il 17 giugno del 1997 quando tra le 22.30 e le 23 venne prelevato dalla sua villa a Menerbio. Il funzionario della polizia è stato poi premiato con la medaglia d'oro al valor civile.

Donatoni sarebbe stato ucciso, involontariamente, da 'fuoco amico': questa la tesi del processo che vede imputati due suoi colleghi poliziotti, Stefano Miscali e Claudio Sorrentino, per calunnia e falsa testimonianza (il reato di omicidio colposo è ormai prescritto).


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