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La Corte Costituzionale ha respinto le dimissioni presentate dal giudice Nicolò Zanon, indagato a Roma per peculato d'uso.

E' certo che potrà dimostrare "l'insussistenza" delle accuse. La vicenda, a quanto si apprende, riguarderebbe l'utilizzo dell'auto di servizio e dei buoni carburante.

Fonti investigative qualificate, scrive La Repubblica, riferiscono che il ragionamento del giudice costituzionale e Cavaliere di Gran Croce davanti al procuratore Ielo non sia andato molto al di là di una causidica puntualizzazione sull'aggettivo - "esclusivo" - che per regolamento disciplina l'assegnazione e l'uso della benedetta macchina blu. Vettura di servizio, ritiene la Procura, e quindi "bene esclusivo" del giudice assegnatario, che invece sarebbe stata utilizzata in più occasioni, per spostamenti propri, dalla moglie di Zanon, Marilisa D'Amico, costituzionalista e avvocato, che non è indagata; di mezzo ci sarebbero trasferte a Forte dei Marmi, a Siena, spostamenti in città. Insieme al cellulare e al pc portatile, l'auto fa parte dei benefit concessi ai giudici costituzionali: l'elenco di queste tre voci è sul sito della Corte, insieme ai dati sulle retribuzioni.

"Sono sereno e conto di poter dimostrare l'assoluta insussistenza del reato che mi viene contestato - aveva dichiarato il giudice dopo aver appreso la notizia delle indagini a suo carico -. Tuttavia, per rispetto dell'etica istituzionale e della funzione che ricopro nonché per il rispetto che porto verso la Corte Costituzionale, ho ritenuto di presentare le mie dimissioni al presidente della Corte della Corte Giorgio Lattanzi" ha affermato Zanon. In quel caso le contestazioni riguardavano presunti illeciti legati a concorsi universitari per sostenere un candidato.


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