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La decisione del Consiglio di Stato ribadisce quella espressa nel 2016 dal Tar della Lazio e a sua volta impugnata dalla Regione Puglia.

Trivelle, via libera alla costruzione di nuove piattaforme per la ricerca di gas e idrocarburi nel mare Adriatico.

Il Consiglio di Stato, bocciando le richieste delle regioni e di numerosi altri enti locali contro il decreto di valutazione di impatto ambientale relativo a due permessi di ricerca di gas e idrocarburi rilasciati alla società inglese Spectrum Geo Lfd, ha di fatto dato il via libera alle attività di trivellazione al largo della costa adriatica, dall'Emilia Romagna fino alla Puglia. Come riportato anche dal Nuovo Quotidiano di Puglia, le decisioni sono contenute in una serie di sentenze pubblicate tra il 28 febbraio e l'8 marzo. Le prime due, del 28 febbraio, riguardano due ricorsi analoghi presentati della Regione Abruzzo, che avevano visto l'intervento della Regione Puglia a sostegno di parte delle posizioni sostenute dall'Abruzzo.

Secondo i giudici però i motivi dei ricorsi "sono in parte infondati e in parte inammissibili". A nulla sono valse anche le ragioni e i rischi paventati dalle regioni sulla tecnica 'air gun', che oltre a provocare onde sismiche avrebbero provocato anche la morte dei cetacei, oltre ai danni ingenti alla flora e alla fauna marina. Parliamo infatti del rigetto del ricorso di Abruzzo e Puglia contro le due istanze di prospezione presentate il 26 gennaio 2011 per altrettante aree dell'Adriatico, la d1 BP SP (per 13.700 chilometri quadrati, da Rimini a Termoli) e la d1 FP SP (per 16.210 chilometri quadrati, da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme).


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