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Come se non bastassero gli aumenti di luce e gas, come anche quelli esorbitanti dei pedaggi autostradali e la diminuzione del potere d'acquisto [VIDEO] dei risparmi depositati sul conto corrente bancario o postale, siamo a registrare un nuovo aumento di un genere alimentare molto caro a noi italiani, il caffè.

Vediamo di capire meglio cosa accadrà e dove. Cambia il prezzo della tazzina di caffè al bar, una variazione di prezzo ingiustificata secondo la Federconsumatori. A Napoli invece la classica tazzulella costa 0,91 euro in media (+5,80), il prezzo più basso: un gradino più in basso a Palermo (0,94 euro). In termini percentuali un aumento di quasi il 6%. Sopra il tetto di 1 euro, questione di centesimi, l'espresso è già arrivato in quattro città, oltre a Torino e Roma anche a Milano a 1,08 euro (+8%) e Firenze 1,04 euro (+1,96%), e non si esclude che nel corso dell'anno aumenti altrove. Il primato (si fa per dire) spetta alla città di Torino dove il caffè costa 1 euro e 10 centesimi con un aumento del 5,77%, nella capitale invece per bere una tazzina si paga 1,03 euro (l'aumento più alto rispetto a tutte le città pari al +11,96%). Quella "pozione nera" era proprio il caffè, che in effetti da allora (VII secolo) si diffuse prodigiosamente tra gli Arabi, che quando si espansero fino al cuore dell'Europa, lo portarono con loro, facendolo conoscere anche agli europei.

"Non c'è nulla che giustifichi questi rincari, e non solo sul caffè ma su tutte le voci dei consumi più significativi e popolari", osserva il presidente di Federconsumatori Emilio Diafora parlando con l'Adnkronos.

Di tutt'altro avviso, ovviamente, è il rappresentante della Fipe, l'associazione di categoria degli esercenti i pubblici esercizi, Luciano Sbraga, secondo il quale dal 2016 al 2017 la tazzina di caffè al bar ha subito un incremento medio solamente dell'uno per cento.


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