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"Abbiamo deciso di presentarci a queste elezioni - dicono i promotori dell'iniziativa - facendo tutto al contrario: tutti i candidati sono stati decisi all'interno delle assemblee territoriali, animate da centinaia di persone con una partecipazione entusiasmante". Anche nel corso dell'assemblea territoriale flegrea di Potere al popolo del 4 gennaio scorso, i partecipanti hanno più volte ribadito di non voler essere i "rottamatori" della sinistra radicale, pur non negando che il dato anagrafico rappresenta lo specchio di una società con gerarchie sempre più impenetrabili per chi non eredita rendite di posizione. "Siete invitati a partecipare!" si legge nella nota di invito.

Affrontando poi il tema della questione di genere, balza subito agli occhi che ci sarà una sola donna a capo di una coalizione e si tratta proprio di Viola Carofalo, ricercatrice precaria napoletana, portavoce di Potere al popolo. "Potere al Popolo non ha capi o leader, per noi fare politica è dare voce e forza a una collettività, alle resistenze, ai bisogni che attraversano il Paese. Una di noi che condivide le nostre condizioni di vita, speranze, progetti". Un movimento che prende le mosse da tutti quei soggetti connessi a tutti quei movimenti e soggetti politici che ovunque nel mondo si battono contro lo sfruttamento, la distruzione di vita, diritti, democrazia, in una parola contro il capitalismo che oggi si presenta con il volto della barbarie del neoliberismo. Questo pomeriggio, infatti, presso il Cine Teatro Metropolitano, Potere al Popolo ha tenuto la seconda assemblea del 'movimento', per discutere e presentare i possibili candidati alle elezioni del 5 marzo.

Al Senato sono stati proposti diversi nomi di persone che hanno partecipato al percorso di potere al popolo: il professore dell' Unical Walter Greco, la professoressa Giuliana Commisso, l'attivista per i diritti sociali Sandra Berardi, e l'attivista politico, con già esperienze di lavoro parlamentare, Bachisio Canu.

Una scommessa difficile ma l'unica possibile, anche per ridare all'Italia un futuro degno di essere vissuto e il ruolo di laboratorio politico e culturale che da tempo sembra aver perso per lo squallore insanabile della sua classe politica e imprenditoriale.


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