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Micale, che ha scontato in carcere oltre metà della condanna ed ha un residuo di pena inferiore ai 4 anni, potrà uscire dal carcere al mattino per andare a lavorare e rientrare la sera, trascorrendo la notte in prigione. "Siamo stupiti e rammaricati per la scarcerazione di uno degli assassini dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, a cui è stata concessa la semilibertà dopo pochi anni di detenzione". Così, all'Ansa, Marisa Grasso, vedova dell'ispettore Filippo Raciti sulla concessione della semilibertà a Daniele Micale, uno dei due ultrà condannati per la morte del poliziotto da parte del Tribunale di sorveglianza di Catania. Sbagliare è umano, ma c'è chi è morto. Adesso Speziale è detenuto a Palermo, nell'istituto penitenziario di Pagliarelli.

Il tribunale, accogliendo la richiesta dei suoi legali Eugenio De Luca e Matteo Bonaccorsi, con questa decisione mira a favorire il graduale reinserimento sociale di Micale, consentendogli soprattutto di svolgere la propria attività lavorativa come dipendente. Il Tribunale, sposando la tesi degli avvocati De Luca e Bonaccorsi, ritiene sussistano i presupposti per la concessione del beneficio: Micale "ha scontato oltre la metà della pena, fruisce regolarmente di permessi premi e da alcuni mesi è ammesso al lavoro esterno e ha svolto anche volontariato" all'esterno del carcere. Il provvedimento è stato reso esecutivo poco prima dello scorso Natale. Inoltre, sottolineano i giudici, non ha precedenti ne' carichi pendenti e le neutre informazioni di Ps fanno ritenere che non sussistano attuali collegamenti con la criminalita' organizzata. L'altra persona riconosciuta colpevole dell'omicidio di Raciti, Antonino Speziale, all'epoca diciassettenne, resta invece in regime detentivo.

La giustizia ha sentenziato, ai posteri l'ardua sentenza. È nel corso di queste violenze che l'ispettore capo Filippo Raciti viene ucciso. Micale ora è in semilibertà, il familiare non c'è più.


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