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Gli investimenti profusi non sono stati sufficienti per entrambe le patologie a ottenere risultati degni di nota. A subire gli effetti, anche 300 ricercatori dei centri di Cambridge e Andover in Massachusetts e a Groton, in Connecticut, che nei prossimi mesi si troveranno senza un posto di lavoro.

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche l'Alzheimer può essere solo parzialmente rallentato, ma non sono a disposizione trattamenti che possano incidere significativamente sul decorso di tale patologia.

Ma non dobbiamo temere: Pfizer ha dichiarato che non rinuncerà totalmente alla lotta contro le malattie neurodegenerative.

Negli ultimi anni la ricerca ha fatto passi da gigante, ma a quanto pare non abbastanza da continuare ad investirci: questa la drastica e drammatica decisione presa in queste ore da un colosso farmaceutico. La casa farmaceutica ha comunque assicurato che continuerà ad investire nello sviluppo di medicine anti-dolore e contro le malattie neurologiche. In precedenza, nel 2012, anche un farmaco messo a punto dalla stessa Pfizer, in joint venture con Johnson & Johnson ed Elan Pharmaceuticals, simile al farmaco Lilly, aveva fallito il suo scopo. Gli studi di un altro farmaco di Eisai e Biogen seguiranno l'anno successivo, mentre gli esiti della ricerca su un farmaco sperimentale di Johnson& ohnson e Shionogi sono previsti nel 2023.

Purtroppo, non sono disponibili cure farmacologiche risolutive e l'assistenza grava per l'80 % dei casi sulla famiglia che deve dedicare l'intera giornata alla gestione del malato pagando un importante prezzo sia in termini di stress psicologico che in termini economici. Se da un lato negli ultimi anni si è praticamente accertata l'associazione tra l'Alzheimer, le placche amiloidi e gli ammassi neurofibrillari, dall'altra la vera causa che porta a questo scompenso non è mai stata identificata.


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