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La drammatica notizia di Nadia Toffa uscita il 2 Dicembre 2017 ha letteralmente scioccato il popolo italiano. In ospedale mi hanno ribaltata come un calzino. La sera è andata a cena, ha brindato con l'autore perché era riuscita a incontrarlo e poi è andata a dormire in hotel. Poi mi hanno spiegato che è successo un putiferio: città intere che hanno pregato per me, a Taranto hanno fatto pure la fiaccolata.

Nadia Toffa ha rischiato grosso ma, scampato il peggio, ha voluto raccontare tutti i ricordi del malore che l'ha colpita alla testa mettendo in pericolo la sua vita.

Continua la 39enne, originaria di Mompiano: "Avevo prenotato il treno alle 13.02, erano le 11.30 e dico: 'Potrei anticiparlo, quasi quasi scendo giù nella hall, pago e semmai faccio il cambio del treno per arrivare prima a Milano e iniziare subito a montare il servizio". Io non ricordo il malore, ma mi ricordo l'ambulanza. Chi ha detto a Maria De Filippi che sono stata male?'. "In effetti era una cosa strana...".

Un po' come una Erin Brockovich, è così che viene percepita, soprattutto al Sud dove ha portato avanti battaglie importanti e che non intende mollare. Qui il racconto di Nadia Toffa si fa lacunoso: " Ho chiesto di pagare e il taxi per andare in stazione. A un certo punto sono caduta. L'ultima frase che mi ricordo era quella della ragazza della reception che mi ha detto: "'Vuoi che ti dia una mano con le valigie, perché è arrivato il taxi?'".

Nadia Toffa torna a Le Iene dopo il malore: "Mi sentivo strana, poi sono caduta di faccia".

Lei di quei momenti concitati ricorda l'ambulanza: "Non l'avevo mai presa, all'inizio pensavo fosse successo un incidente, dopo mi sono resa conto che forse sentivo la sirena un po' troppo vicina e che quindi fosse mia. Ho ripreso conoscenza in ambulanza" ha aggiunto. Nell'intervista ha parlato anche dei messaggi ricevuti dai politici con i quali ha un rapporto "conflittuale": "Un'altra cosa che mi ha stupita". Arrivata in ospedale ha visto Max (ndr, autore storico delle Iene), ma erano passate 5 ore. Lo vedo e gli dico: "Ma tu cosa ci fai a Trieste?". Ero lucida, ma non mi sono resa conto di cio' che stava accadendo, della gravita'. "Nessuno sapeva cosa avessi". Poi il trasferimento dal Cattinara di Trieste all'Ospedale San Raffaele di Milano: "Ricordo il viaggio in elicottero che è stato una figata pazzesca". Non l'avevo mai preso e mi piacciono da impazzire queste cose: ho fatto bungee jumping... l'elicottero in effetti non l'avevo mai provato. Mi dicono: 'Si deve andare in elicottero. C'è la bora'. Mi hanno messo le cuffie perché l'elicottero fa molto casino, avevo un microfonino e parlavo con il capitano, ero là a chiacchierare. Adesso ci rido - sottolinea Toffa - però ci sono tante persone che si sono preoccupate e me ne rendo conto. Ma ogni volta che ti ricoverano pero' ti riportano all'essenza delle cose, rivaluti anche la fisicita', le cose basilari.

Al San Raffaele di Milano "c'era un sacco di gente, io dicevo: 'Ma cosa ci fate qua?'". Stare in ospedale ti riporta un po' al succo delle cose. È nel nostro mestiere battersi per tutelare diritti, parlare di salute, difendere la gente. Ecco quello che si ricorda la bravissima giornalista di quelle drammatiche ore in cui tutti si sono preoccupati per lei e le hanno lasciato un in bocca al lupo grandissimo.


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