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La relazione parlamentare d'inchiesta sulla morte del parà Emanuele Scieri ha decretato che il ragazzo morto nella caserma Gamerra di Pisa non si suicidò. Scheri, secondo la Commissione, fu vittima di una violenta aggressione prima di salire sulla torretta della caserma Gamerra di Pisa, ai piedi della quale fu rinvenuto cadavere. In questi mesi la Commissione capeggiata dal presidente Sofia Amoddio, ha acquisito quasi seimila pagine di documenti e 45 udienze. "Ora speriamo che il nostro lavoro possa restituire verità e giustizia alla memoria di Emanuele".

La tesi suggerita alla magistratura dalla Folgore, nel 1999, sarebbe diametralmente opposta a quella resa oggi dalla Commissione parlamentare d'inchiesta, che spiega: "Gli elementi da noi riscontrati consentono di escludere categoricamente la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele Scieri scalando la torretta".

La Commissione, durante i propri lavori ha accertato, attraverso la consulenza cinematica di tecnici specializzati, che la presenza di una delle scarpe dello Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro siano del tutto incompatibili con la caduta dalla scala e mostrerebbero chiaramente che il giovane militare siracusano sia stato aggredito prima di salire sulla scaletta. "Inoltre - conclude - abbiamo accertato che alla Gamerra avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia".

La commissione ha fatto emergere "le falle e le distorsioni di un sistema disciplinare fuori controllo ed ha rintracciato elementi di responsabilità depositandoli presso la Procura della Repubblica di Pisa". Lo stessa corpo senza vita di Emanuele Scieri fu manipolato al fine di accedere al cellulare che il giovane portava nel suo marsupio.


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