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Sul piano pratico il rifiuto da parte della federazione calcistica europea (che prevede un congelamento delle sanzioni a fronte di un piano per riequilibrare i conti) costringerà il Milan a subire delle sanzioni, nel caso di un eventuale qualificazione alle prossime coppe europee: l'ammontare delle suddette verrà stabilito nella primavera del 2018 e la società rossonera dovrà rivedere i propri piani.

Insomma, il piano di Fassone e soci non ha convinto l'Uefa.

ALTRE GARANZIE - L'Uefa pretende inoltre ulteriori garanzie per le perdite previste fino all'ipotizzato pareggio di bilancio (nello scenario peggiore si aggirano sui 150 milioni): a Nyon pretendono infatti fidejussioni o, addirittura, l'intero deposito della somma a garanzia. La fotografia attuale induce a ritenere che il club rossonero potrebbe avere qualche difficoltà a rientrare nei requisiti richiesti per il settlement agreement, cioè il patteggiamento a cui sono state sottoposte già Inter e Roma. In teoria, chi non rispetta i vincoli del fair play Uefa rischia una serie di conseguenze che vanno dalle multe all'esclusione dalle coppe.

"Arrivano importanti segnali mediatici sul Voluntary Agreement", si legge sul sito ufficiale del Milan nella rubrica "L'edicola rossonera", "in attesa del pronunciamento ufficiale e definitivo dell'UEFA". Oltre a dichiarare il proprio massimo e costante rispetto nei confronti dell'istituzione europea, il Milan ha sempre dichiarato di essere pronto ad affrontare l'altra faccia della medaglia e cioè il Settlement Agreement.

Il Milan si è visto rispedire al mittente la proposta di voluntary agreement: la commissione Uefa, riunitasi per valutare il rientro economico della società rossonera, ha detto no. Secondo quanto emerso, a Nyon non è passata la proposta del Milan in quanto non convincente.


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