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Questi dati pongono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 ancora molto lontani.

In Italia, nel 2008, risultavano a rischio di povertà o esclusione sociale 15.082.000 individui (25,5% della popolazione residente) da ridurre quindi a 12.882.000 unità entro il 2020.

Sottoscritto nel pomeriggio di oggi il protocollo di intesa tra il Comune di Cremona, la Società San Vincenzo de' Paoli, Caritas Diocesana, il Centro di Solidarietà il Ponte, il Consorzio Solco Cremona, per la realizzazione di azioni coordinate di contrasto all'esclusione sociale e alla povertà. Questa è la traduzione in numeri assoluti di una percentuale che è pari al 30 per cento.

Secondo l'istituto di statistica, nel 2015 le famiglie italiane hanno registrato "una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto" associata tuttavia "a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale". La crescita del reddito infatti è più intensa per il quinto più ricco della popolazione. Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). Circa il 50% delle famiglie residenti in Italia gode di un reddito netto che non supera i 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).

Il rischio riguarda in prevalenza le famiglie numerose o con stranieri, ma sono elevati i livelli di rischio anche tra coloro che vivono in famiglie monoreddito o in famiglie con fonte principale di reddito non proveniente da attività lavorative (come la pensione).

L'Istituto ha inoltre spiegato che "aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)".

Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Al Nord il rischio è minore, ma le cifre negative sono comunque in aumento. Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione. Al contrario, diminuiscono l'esposizione al rischio di povertà o esclusione sociale (da 23,5% a 22,1%) e l'indicatore di bassa intensità lavorativa (da 4,9% a 4,4%) tra coloro il cui reddito principale familiare è costituito da lavoro dipendente.


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