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La creazione di condizioni migliori nei centri libici che detengono migranti e rifugiati, in particolare per le donne, i bambini e i minori non accompagnati, e la ricerca di alternative alla detenzione: sono questi due degli obiettivi della dichiarazione congiunta approvata oggi a Berna in occasione della terza riunione del Gruppo di contatto del Mediterraneo centrale, che ha riunito i rappresentanti di tredici Paesi europei e africani di entrambe le sponde del Mediterraneo centrale. Una accusa che riguarda da vicino anche e soprattutto l'Italia, paese coinvolto più di qualunque altro in Europa nelle operazioni di soccorso in mare e negli accordi con le autorità libiche. È la denuncia dell'Alto Commissario dell'Onu per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein che accusa "l'Ue e i suoi stati membri di non aver fatto nulla per ridurre gli abusi perpetrati sui migranti".

"Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a episodi di schiavitù moderna, uccisioni, stupri e altre forme di violenza sessuale pur di gestire il fenomeno migratorio e pur di evitare che persone disperate e traumatizzate raggiungano le coste dell'Europa". Per l'Onu si tratta di una politica "disumana". "La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell'umanità", ha poi aggiunto il funzionario dell'Onu all'interno di una nota. A tal proposito, il commissario ha spiegato che "la comunità internazionale non può continuare a chiudere gli occhi davanti agli orrori inimmaginabili sopportati dai migranti in Libia e pretendere che la situazione non possa essere regolata che attraverso un miglioramento delle condizioni detentive". Al Hussein ha lanciato inoltre un appello a creare apposite misure di legge nazionali e a decriminalizzare l'immigrazione irregolare, in modo da garantire la protezione dei diritti umani dei migranti.


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