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Sono loro i quattro destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Roma, su richiesta della Dda, per l'agguato che e' costato la vita al boss degli 'scissionisti' di Scampia Gaetano Marino, ucciso il 23 agosto del 2012 sulla spiaggia di Terracina.

Marino, detto "moncherino", aveva legami con la camorra, era fratello di Gennaro, detenuto in regime di 41 bis per associazione di stampo mafioso e e omicidio e considerato esponente di spicco del clan camorristico, all'epoca coinvolto in un violento scontro all'interno dell'ala degli scissionisti di Secondigliano per la gestione di una zona del quartiere di Scampia denominato "case celesti", feudo dei Marino in quel momento guidati proprio dalla vittima.

L'attività investigativa ha consentito di ricostruire la dinamica del delitto. Attraverso le prime testimonianze, gli investigatori scoprirono che Marino, in vacanza a Terracina unitamente alla famiglia, quel pomeriggio si era recato presso lo stabilimento balneare "Il Sirenella", dal quale, si allontanò per raggiungere la strada in compagnia di un'altra persona, successivamente identificata per Raffaele Iavazzi, indagato per favoreggiamento a seguito della versione poco chiara fornita nell'immediatezza e arrestato. I proiettili erano stati esplosi da una stessa arma, una 9x21.

Arcangelo Abbinante, 27 anni, presunto esecutore materiale, Giuseppe Montanera, 41, componente del commando di fuoco, oltre a Carmine Rovai, 50, e Salvatore Ciotola, 55, per l'appoggio logistico.

Dalla Fiat Grande Punto scese l'esecutore che sparò i molteplici colpi contro Marino, per poi fuggire con l'autovettura. Il conducente della seconda auto, invece, dopo avere eseguito una repentina manovra a retromarcia, che danneggiava diversi ciclomotori parcheggiati, e' ripartito verso Roma. Quest'ultima auto era stata poi ritrovata a Terracina il giorno seguente nei pressi dell'abitazione di Rovai che, pur avendo il veicolo nella sua disponibilita', lo aveva prestato a Ciotola. Alla luce del fatto che Rovai, Ciotola e il proprietario della Fiat Punto, erano soggetti legati ai clan di Secondigliano veniva intrapresa la pista investigativa secondo cui il movente era da inquadrare nella cd. Nel momento dell'omicidio sul lungomare era posteggiata una Fiat Grande Punto in doppia fila con a bordo due uomini e poco più avanti un'altra Punto parcheggiata di traverso su viale Circe in modo da sbarrare il passaggio. Questi due avrebbero deciso la strategia da adottare, scegliendo quale vittima predestinata Marino e utilizzando Rovai e Ciotola, quali soggetti che potevano fornire supporto logistico. Le indagini svolte per l'identificazione degli autori dell'omicidio, inoltre, hanno consentito di avvalorare l'iniziale tesi investigativa secondo la quale l'efferato delitto doveva essere inquadrato nell'ambito della faida criminale, in atto all'epoca dei fatti, che vedeva la contrapposizione armata, condotta senza esclusione di colpi, delle famiglie.


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