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Un team di ricercatori italiani ha scoperto che un farmaco per l'ipertensione avrebbe effetti positivi sui malati di melanoma. La ricerca molto interessante è stata pubblicata su jama oncology. Il lato inedito di questo farmaco - che è tra l'altro valso nel 1988 il premio Nobel per la Medicina allo scienziato scozzese James W. Black che lo ha sviluppato a fine anni '50 - è stato descritto in uno studio condotto dall'università di Firenze e dall'Azienda sanitaria Toscana Centro. Come già abbiamo riferito, a studiare la relazione tra il farmaco e la ridotta progressione del tumore è stato un team di ricerca italiano, i quali sono riusciti a scoprire che il farmaco in questione ovvero il propanololo, sarebbe in grado di ridurre la progressione del melanoma. In maniera molto semplice con l'osservazione.

Tutto è nato qualche anno fa quando alcuni medici del Policlinico Universitario Careggi di Firenze, il geriatra Niccolò Marchionni, il farmacologo Pierangelo Geppetti e il dermatologo Vincenzo De Giorgi, si sono accorti che i pazienti con melanoma che per altri motivi erano stati in cura con beta-bloccanti avevano una prognosi migliore degli altri. Nello specifico lo studio ha preso in esame 53 pazienti in maggioranza uomini e con una età media di 63 anni colpiti da questo tumore della pelle. Di questi, 19 sono entrati nel gruppo trattato con propranololo. "Per avere una conferma, abbiamo iniziato ad usare questo farmaco su diversi pazienti una volta scoperto il tumore, e abbiamo visto che la progressione del melanoma si riduce dell'80% senza effetti collaterali", ha aggiunto l'esperto. Nei volontari che avevano assunto il farmaco per l'ipertensione, la malattia si era evoluta solo nel 16% dei casi. Tuttavia, ci sono due ipotesi, la prima "è legata allo stress a cui sono sottoposti i pazienti, che provoca il rilascio di adrenalina la quale favorisce la comparsa dei tumori, e i cui recettori sono bloccati dal propanololo. Inoltre questa classe di farmaci va ad impedire la vascolarizzazione del tumore, una condizione necessaria per la crescita".

"Il risultato è che il tumore diventa una malattia cronica, per cui si e' necessario utilizzare il betabloccante per un lungo periodo ma senza gli effetti negativi dei farmaci biologici". "Ora inizieremo un esperimento in doppio cieco per avere un dato più forte ma questo studio è molto promettente al punto che altri gruppi stanno studiando il possibile effetto dei beta bloccanti su diversi tumori", conclude De Giorgi.


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