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Infatti, il Ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Carlo Calenda, ha scelto la linea dura: ha comunicato ad Arcelor Mittal che "non è accettabile aprire il tavolo senza garantire le condizioni salariali e contrattuali dei lavoratori".

Anche se quest'ultimo tema non era oggetto specifico dell'incontro di oggi, come ricorda Repubblica il problema c'è e lo ricordano tutti i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil: si tratta di "7.603 lavoratori e lavoratrici dell'indotto, dipendenti di circa 346 aziende, autorizzati tutte le mattine, pomeriggi e notti a presentarsi presso la portineria Imprese (sulla strada provinciale per Statte) per iniziare la loro avventura nello stabilimento".

La situazione. Più che per gli stipendi, la protesta in generale riguarda soprattutto gli esuberi: il piano industriale ne prevede 599. Poche ore dopo lo sciopero dei lavoratori degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure contro i quattromila esuberi, il ministro Calenda ha annunciato lo stop della trattativa: "Bisogna partire dall'accordo di luglio - ha risposto ai giornalisti -, dove si garantivano i livelli retributivi".

"Eravamo arrivati al tavolo in buona fede con l'obiettivo di raggiungere un accordo" hanno ammonito i proprietari dell'Ilva che sono rimasti sconvolti dalla reazione di Calenda, il quale aveva già incontrato Aditya Mittal il 21 settembre chiarendo che non ci sarebbe stato nulla da mettere in discussione. "Di conseguenza, è vitale che l'implementazione del nostro piano non venga ritardata" aggiunge la società.

Marco Bentivogli, segretario della Fim, ha sottolineato come "con queste premesse più che un intesa si ravvisa solo la volontà di scontro da parte dell'azienda". Mittal ha ricordato che negli ultimi mesi "non è stata fatta alcuna ulteriore promessa a parte il numero di occupati".

Tutto ciò è emerso chiaramente a seguito della mobilitazione organizzata dalle sigle sindacali che evidenziano come il progetto delle nuova proprietà investa tanto il taglio di 4.000 unità quanto la riassunzione del personale con le nuove regole dettate dal Jobs Act (con relativa riduzione e blocco di anzianità oltre che totale assenza dell'art-18, proprio come previsto dalla riforma del lavoro).


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