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"La decisione - si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato Usa - riflette le preoccupazioni per il crescente arretramento dell'Unesco, per le necessità di una fondamentale riforma dell'organizzazione e per i suoi persistenti pregiudizi anti - Israele". Pur uscendo dall'Unesco, gli Stati Uniti intendono continuare a lavorare con l'agenzia in qualita' di "osservatore non membro", in modo da fornire "il punto di vista e l'esperienza americana".

La decisione verrà ufficializzata con un annuncio formale la prossima settimana, ma è stata confermata da fonti dell'amministrazione. Bokova parla di una "perdita per l'Unesco e per la famiglia delle Nazioni Unite".

Gli Stati Uniti avevano già interrotto gran parte dei finanziamenti all'Unesco dal 2011, quando la Palestina divenne membro dell'organizzazione dell'Onu.

In quest'ottica va sicuramente letta e interpretata la decisione di Trump di far uscire gli Stati Uniti dall'Unesco, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di educazione, scienza e cultura.

Intanto a Parigi si sta votando in questi giorni per eleggere il nuovo direttore generale.

"Una triste notizia" - La decisione degli Usa di ritirarsi dall'Unesco è "una triste notizia": lo ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. Da soli gli Usa rappresentavano il 20% del bilancio dell'Unesco. I due favoriti sono il ministro della Cultura francese Audrey Azoulay e il diplomatico qatariota Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari. Già nel 1984 gli Stati Uniti si erano ritirati dall'organizzazione su decisione del presidente Ronald Reagan, che aveva accusato l'UNESCO di essere corrotto e schierato con l'Unione Sovietica. Senza contare la ritorsione del Giappone, il secondo finanziatore più importante, che ha rifiutato di pagare la sua quota 2016 in seguito all'iscrizione, nel 2015, nel registro della memoria mondiale, del Massacro di Nankin, perpetrato dall'esercito imperiale giapponese nel 1937.


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