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Condannato all'ergastolo, con isolamento diurno per i primi tre anni.

È arrivata nel primo pomeriggio la sentenza emessa dai giudici della Corte d'Assise di Milano nei confronti di Osman Matammud, 22enne somalo, ritenuto autore di numerose torture nel campo di Bani Walid in Libia ai danni di migranti. Il pm lo aveva definito nella requisitoria "un sadico, uno che si diverte a torturare e a uccidere". Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che aveva raccolto lo sfogo di alcune giovanissime, ha detto che nella sua carriera non aveva "mai visto un orrore simile".

In aula erano presenti anche alcune delle vittime.

Matammud, che ha sempre sostenuto di essere stato vittima di una 'guerra' tra clan, e' apparso impassibile al momento della lettura della sentenza."Non capisce niente del nostro ordinamento - ha spiegato il suo legale Gianni Rossi - Non ha commesso nessun reato, ha le stesse ferite delle sue presunte vittime, ma i giudici ci hanno negato una perizia per accertarlo".

"È stata l'intuizione e la capacità di indagine dell'Unità Tutela Donne e Minori della Polizia Locale che ha permesso di raccogliere le testimonianze necessarie a condannare all'ergastolo un torturatore e un assassino". Matammud è stato fermato nel capoluogo lombardo nel settembre scorso dagli agenti della polizia locale, allertati da un gruppo di suo connazionali ospiti dell'hub di via Sammartini che affermavano di averlo riconosciuto come uno dei capi di Bani Whalid, un grande centro di prigionia di migranti nei pressi della capitale libica Tripoli. "Oltre a me nella stanza venivano portate altre persone che uscivano piene di terra e di polvere, sanguinanti e in lacrime". Un'altra voce: "Volevano i soldi e per ottenerli in modo veloce ci facevano violenze per far pagare in fretta i nostri familiari". "Grazie all'Italia che ci ha dato giustizia". Sono una decina i ragazzi somali, tutti sui 20 anni, che si sono costituiti parti civili nel processo in cui Matammud e' stato condannato per sequestro di persona aggravato dall'omicidio (e' caduta l'accusa di omicidio volontario) e violenza sessuale. "Finche' vivro', spero di stare qui", spiega uno di loro e un altro dice: "Non riesco nemmeno a raccontarlo quel viaggio, figuriamoci se lo rifarei".


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