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(Teleborsa) - Diventa definitiva la condanna di Cesare Geronzi per il crac Cirio.La Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna a quattro anni di reclusione per il banchiere. L'udienza si è svolta in un'aula piena di avvocati, per via delle centinaia di risparmiatori che avevano investito nei bond Cirio e che sono rimasti coinvolti nella bancarotta. Se le richieste dovessero essere accolte, la transazione da circa 240 milioni di euro con la quale Unicredit nel 2014 ha chiuso il contenzioso con l'amministrazione straordinaria di Cirio per risarcire i creditori sarebbe da considerare "ancora di più un ottimo risultato", ha sottolineato l'avvocato di Cirio, Nicola Madia.

Anzi per Geronzi, sebbene non quantificato, l'alleggerimento di pena richiesto è più sostanzioso, per il quale è stato chiesto l'annullamento senza rinvio per la vicenda Eurolat, il settore latte della Cirio. La Corte suprema ha invece disposto un nuovo processo per l'ex patron della Cirio Sergio Cragnotti: la quinta sezione penale della Cassazione, pur confermando la responsabilità dell'ex patron di Cirio per alcuni capi di imputazione, ha disposto l'annullamento con rinvio del reato di bancarotta distrattiva riguardante "Bombril", uno dei punti più rilevanti dell'accusa. Per i rimanenti capi d'imputazione, la procura ha chiesto l'inammissibilità del ricorso. Diversamente, ha proseguito Iacoviello, sarebbe come ritenere "responsabile di un omicidio anche la persona che ha gonfiato le gomme o ha rifornito di benzina la macchina usata da altri per andare a compiere un delitto". Come abbiamo imparato a seguire in questi anni, il crac della Cirio fu l'antesignano del risparmio tradito: di fatto colpì 30mila risparmiatori che persero complessivamente un miliardo di euro. Per Elisabetta e Massimo Cragnotti è invece già stata dichiarata prescritta in appello la bancarotta preferenziale. Geronzi è difeso da Franco Coppi e da Ennio Amodio, Cragnotti da Massimo Krogh e Luigi Panella.


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