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Confermate dalla Cassazione le condanne per i vertici dell'allevamento di cani beagle di Montichiari Green Hill, chiuso nel 2012. La terza sezione penale della Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli imputati - il direttore dell'allevamento Roberto Bravi, il veterinario Renzo Graziosi e a Ghislaine Rondot, cogestore di Green Hill - contro le condanne, comprese tra un anno e un anno e mezzo di reclusione, inflitte loro dalla Corte d'appello di Brescia nel febbraio 2016. I giudici di secondo grado confermarono anche la confisca di oltre 2.600 cani, affidati a famiglie in tutta Italia. Secondo le accuse nell'allevamento si praticava "l'eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere i cani piuttosto che curarli, andando in senso diametralmente opposto alle norme comunitarie e nazionali". Si tratta di un verdetto storico per gli animalisti che hanno denunciato le violazioni all'interno della struttura.

La Lega antivivisezione (Lav), costituita parte civile, parla di una vittoria storica con cui la Cassazione ha messo fine al concetto di "cane prodotto da laboratorio" con una sentenza definita lungimirante. Con la sentenza della Cassazione e le precedenti del tribunale di Brescia - spiega ancora l'associazione animalista - "il maltrattamento non è giustificabile neppure in un contesto produttivo di potenziale elevata sofferenza come un allevamento di cani per la sperimentazione".

Dal punto di vista giudiziario, in realtà, i tre condannati in via definitiva non sconteranno la pena per la sospensione della condizionale, ma il veterinario rischia nell'ambito di un procedimento disciplinare che era stato aperto nei suoi confronti. "Un orientamento in linea con l'accresciuta sensibilità collettiva verso gli animali e con il divieto di allevare cani a fini sperimentali e altre limitazioni, introdotto nel nostro Paese nel 2014 con il Decreto Legislativo n.26/2014 sulla sperimentazione animale". Dopo la pronuncia della Cassazione, il 22 novembre il Tribunale di Brescia dovrà esprimersi nel cosiddetto processo "Green Hill bis" che vede imputati due veterinari Asl per falso ideologico, omissioni e alcuni dipendenti della società per falsa testimonianza: "Sarà un'occasione importante per accertare complicità e omissioni in maltrattamenti e uccisioni 'facili'", conclude la Lav.


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