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Il liquidatore Giuseppe Santoni ha, infatti, chiamato gli ex dirigenti in giudizio davanti al tribunale civile di Roma, chiedendo il pagamento di un risarcimento di oltre 400 milioni per i danni causati dalla loro gestione dell'istituto aretino, finito in risoluzione nel novembre del 2015.

In tutto, scrive il 'Corriere della Sera, si tratta di 37 persone: i sindaci e i componenti dei tre consigli di amministrazione che si sono avvicendati dal 2010.

Tra i colpevoli vi è anche Pierluigi Boschi, vicepresidente dal 2014 di Banca Etruria, padre dell'attuale sottosegretario (al tempo dei fatti era ministro delle riforme) Maria Elena Boschi, ma anche Lorenzo Rosi e Giuseppe Fornasari, che guidavano l'istituto toscano. Tra gli obiettivi della causa civile c'e' la possibilita' di utilizzare il denaro proveniente dagli eventuali indennizzi per gli obbligazionisti subordinati.

I giudici, sempre secondo quanto riferisce il CorSera, dovranno anche esaminare l'attività della società di revisione PriceWaterhouseCoopers. Era marzo 2016 quando Santoni inviò agli ex amministratori e sindaci una lettera di messa in mora nella quale veniva quantificato un danno decisamente più basso e pari a 300 milioni di euro, da pagare entro 30 giorni altrimenti avrebbe provveduto ad avviare azioni legali comprese revocatorie.

Tornando ai 37 manager, Santoni scrive che a portare crac di Etruria sono stati i comportamenti dolosi degli amministratori, ma anche quelli colposi.

La base di partenza era dunque una richiesta di 8,1 milioni di euro ciascuno - da liquidare anche con beni immobili, autovetture, titoli azionari. E sarebbe stato proprio questo secondo aspetto a far lievitare ulteriormente la cifra indicata un anno e mezzo fa.

I motivi addotti dal liquidatore per la richiesta di risarcimento sono tre: gli incarichi a manager interni e consulenze inutili dispendiose; i finanziamenti concessi senza necessarie garanzie e "in conflitto di interessi"; l'ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia e l'aver ignorato le direttive di via Nazionale che raccomandava la fusione con un partner affidabile.


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