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Una targa per ricordare la tredicenne Giuseppina Ghersi, stuprata e uccisa da alcuni partigiani savonesi pochi giorni dopo la Liberazione.

A proporre una targa che facesse memoria di questa orribile vicenda e rendesse omaggio alla vittima è stato un consigliere comunale di Noli, di centrodestra ma con padre partigiano. Il sindaco, medaglia d'oro della Resistenza, è dalla sua parte, il 30 settembre - 72 anni dopo - verrà svelata la targa nella piazza intitolata ai fratelli Rosselli. L'associazione partigiani è subito insorta.

"La pietà per una giovane vita violata e stroncata non allontana la sua responsabilità per la scelta di schierarsi e operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti che tante sofferenze e tanti lutti hanno portato anche nella città di Savona e nella provincia", scrive l'Anpi di Savona in una nota. "Se qualcuno vuole fare qualcosa per la sua memoria dovrebbe vigilare ed agire per impedire che il fascismo risollevi la testa". E lo fa anche oggi rispetto alla vicenda terribile e ingiustificabile dello stupro e dell'assassinio di Giuseppina Ghersi. La segreteria ha ribadito in ogni caso che "singoli episodi, per quanto gravissimi, non intaccano i valori della Resistenza e della Guerra di Liberazione nazionale, grazie a cui l'Italia, dopo anni di guerra, violenze e dittatura, ha conquistato pace, libertà e democrazia". Al suo disappunto si è unita l'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani che non ha condivide la posizione di Rogo e "l'ostilità a una iniziativa, come quella del Comune di Noli, che si limita a rendere la dovuta memoria a una vittima innocente degli eccessi della guerra di Liberazione".

Anche Bruno Spagnoletti, storico dirigente CGIL in pensione, commenta: "Non riesco a capire come si possa giustificare l'esecuzione di una bambina di 13 anni e come si possa, ancora oggi, vomitare parole di fiele su una bambina da parte del presidente dell'ANPI". Addirittura minacciano di essere presenti il giorno dell'inaugurazione con le fotografie dei ragazzini uccisi dai repubblichini, perché secondo i partigiani l'omaggio alla povera Giuseppina è un "tentativo di legittimare un passato di cui dovremmo vergognarci".


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