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Questo rischio ha impedito fino ad oggi l'impiego clinico degli organi da trapiantare di provenienza suina. La ricerca è stata coordinata dalla Biotech eGenesis di Cambridge.

È dagli anni 90 che si sta cercando la strada per rendere gli organi dei maiali compatibili con il corpo umano.

Il punto di forza di questo nuovo lavoro sta nell'aver riprodotto nei maiali vivi un risultato che finora era stato ottenuto solo su cellule coltivate in provetta, ovvero l'eliminazione dei retrovirus endogeni porcini: questi sono dei virus integrati nel genoma del maiale che possono essere inaspettatamente rilasciati, causando infezioni rischiose per la salute umana in caso di trapianto d'organo.

Dagli esperimenti fatti in provetta, i ricercatori avevano potuto costatare che questi i virus riuscivano a "saltare" dalle cellule porcine a quelle umane coltivate nella stessa provetta, per poi propagarsi ad altre cellule umane mai entrate in contatto con quelle animali.

I ricercatori hanno individuato la posizione esatta di queste mine vaganti all'interno del Dna porcino.

Poi una volta impiantati gli embrioni nell'utero di una scrofa, i maiali geneticamente modificati sono stati dati alla luce. Alcuni sono ancora vivi a quattro mesi dalla nascita.

Se i cuccioli crescendo non avranno problemi, come si spera, entro due anni ci potrebbe già essere il primo trapianto di organi da maiale a uomo. In effetti la preoccupazione più grande è che questi virus latenti potrebbero risvegliarsi nel momento in cui l'organo dell'animale viene trapiantato all'uomo, in quanto i pazienti che hanno bisogno di trapianto presentano un sistema immunitario più debole. Almeno di questo è convinto George Church, uno dei ricercatori del gruppo di Harvard che ha partecipato allo studio.


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