Sono emersi a una decina di metri di profondità due ambienti di un'abitazione della media età imperiale che, a causa delle conseguenze di un incendio, contengono ancora conservate parti del solaio ligneo e del mobilio.

Il ritrovamento, presentato oggi alla stampa, è avvenuto grazie alla realizzazione del Pozzo Q15 tra via della Ferratella e via dell'Amba Aradam, uno scavo resosi necessario per mettere in sicurezza le vicine Mura Aureliane. Si sono conservati, ha spiegato la soprintendenza speciale di Roma in una conferenza stampa, "solo in eccezionali condizioni ambientali e climatiche, oppure a seguito di eventi speciali, come ad esempio accaduto a Ercolano e Pompei. L'incendio che ha fermato la vita in questo ambiente ci permette di immaginare la vita in un momento preciso" ha dichiarato il sovrintendente Francesco Prosperetti.

Il rinvenimento in questa sede di parti lignee, benché carbonizzate, così leggibili e consistenti è un unicum per Roma e in generale di estrema rarità per epoche così antiche. Trovato anche un pregevole pavimento a mosaico bianco e nero. Durante gli scavi sono stati scoperti anche i resti di un cagnolino accucciato davanti una porta e "verosimilmente rimasto intrappolato nell'edificio al momento dell'incendio". Un ritrovamento in stile Pompei, perché i reperti, datati tra il II e III secolo d.C., sono giunti fino a noi probabilmente per merito di un incendio.

E ancora si possono scorgere i travetti di legno rettangolari cui erano legate le canne che consentivano il fissaggio degli intonaci al solaio e alle pareti, la cosiddetta contignatio descritta da Vitruvio, identificabile con una grossa trave che conserva gli incassi per l'inserzione dei travicelli trasversali e una grossa chiodatura in ferro.


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