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Ad attenderlo, sul sagrato e dentro la canonica dove don Lorenzo visse e operò con i ragazzi della sua scuola, l'ottantina degli ex alunni del priore ancora in vita, fra quelli di Calenzano e quelli di Barbiana, alcune decine fra ragazzi e operatori delle strutture caritatevoli della diocesi, i preti più giovani, ordinati negli ultimi 5 anni, e i più anziani, quelli ancora vivi che erano in seminario con lui, quelli dei luoghi milaniani, Montespertoli, Calenzano, Vicchio.

Francesco parla a chi ha conosciuto don Lorenzo: "Mi rallegro di incontrare qui coloro che furono a suo tempo allievi di don Lorenzo Milani, alcuni nella scuola popolare di San Donato a Calenzano, altri qui nella scuola di Barbiana. E siete testimoni della sua passione educativa, del suo intento di risvegliare nelle persone l'umano per aprirle al divino". Per Francesco "è la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole". È un messaggio che vale oggi, che va rivendicato insieme "al pane, alla casa, al lavoro e alla famiglia".

"Come clero fiorentino - ha concluso Betori - ci sentiamo particolarmente onorati dalla decisione del Papa e dobbiamo sentire rafforzata la nostra responsabilità nel custodire in modo fedele e creativo l'eredità che don Milani e, con lui, tutti i protagonisti del cattolicesimo fiorentino della metà del Novecento ci hanno lasciato".

La presenza di Papa Francesco a Barbiana è, come detto, storica e Francesco lo sottolinea: "Non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale".

"In una lettera al Vescovo - ha ricordato Francesco - scrisse: 'Se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato...'". Così Papa Francesco ha reso omaggio stamani alla memoria di Don Lorenzo Milani nel 50.mo della scomparsa.

"La scuola per don Lorenzo non era qualcosa di diverso dalla sua missione di prete, ma il modo concreto con cui svolgere quella missione". "Aveva sete di assoluto - ha sottolineato Papa Francesco - e Don Lorenzo ci insegna anche a voler bene alla Chiesa con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni ma non fratture e abbandoni". Amiamo la chiesa come madre premurosa di tutti. Qui lo aspetta l'incontro più intenso della mattinata, quello con Michele Gesualdi, il presidente della Fondazione don Milani, minato da una grave malattia invalidante, e che non può più parlare. Quella di don Lorenzo è una santità che sarebbe difficilmente canonizzabile: "non c'è bisogno che don Lorenzo faccia i miracoli perché la sua vita è stata un miracolo".


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