Giorgio Vecchio e don Bruno Bignami hanno poi mostrato a Bergoglio materiali dell'Archivio Mazzolari: anzitutto uno scritto, tratto dal diario del giovane Primo, del 1907, in cui, a soli 17 anni, delinea come "dovrebbe essere il profilo di un prete moderno, non baciapile", segnala Bignami. Ha ricordato anche una frase di don Primo emblematica del suo stile di relazione con i poveri: "Il cristiano non dovrebbe contarli i poveri, ma abbracciarli".

Colpisce che il tratto che viene fuori è quello di un don Lorenzo ubbidiente, che accetta il trasferimento a Barbiana, per avere "nuovi figli", che pensa lì di "ridare ai poveri la parola perché senza la parola non c'è dignità e quindi neanche libertà e giustizia". E' questo l'omaggio finale, intenso e semplice (con la profonda semplicità alla quale ci ha abituato il pontefice) con cui Papa Francesco chiude il suo omaggio alla figura di don Lorenzo Milani nella sua Barbiana, il paesino del Mugello a cui e legata l'opera educativa di don Lorenzo, insieme a San Donato a Calenzano. "Aveva sete di assoluto - ha sottolineato Papa Francesco - e Don Lorenzo ci insegna anche a voler bene alla Chiesa con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni ma non fratture e abbandoni". Oggi lo fa il vescovo di Roma. Accompagnato dall'arcivescovo Giuseppe Betori Francesco osserva pochi minuti, poi passa nella stanza a fianco, la cucina di don Lorenzo, anche quella rimasta com'era ai tempi del priore, col tavolo con la cerata, il lavandino di graniglia, il camino annerito. Amiamo la chiesa come madre premurosa di tutti. Il rischio, secondo il presidente della Fondazione, è che la grande notorietà di don Lorenzo, dopo la piena riabilitazione voluta da Francesco, porti folle di visitatori in questo luogo finora protetto nella sua integrità silenziosa, col che diventi una sorta di improprio 'santuario'. Don Mazzolari era un prete che sapeva mettersi davanti, in mezzo e dietro al gregge: lui, e molti altri preti come lui, "hanno visto lontano, e seguirli ci avrebbe risparmiato sofferenze e umiliazioni".

Infine, la testimonianza di Michele Gesualdi, allievo della prima scuola popolare e serale di Barbiana fondata da don Milani, che rievocherà la lezione civile consegnatagli dal prete di strada, la sua lotta per la dignità degli ultimi, lo schierarsi sempre, a qualsiasi costo, contro l'ingiustizia sociale, principio costitutivo di quella scuola. Per esempio il suo profondo equilibrio fra durezza e carità'. E conclude: "Il prete "trasparente e duro come un diamante" continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa".


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