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"Alle 5,30/6 del 5 marzo - racconta ai carabinieri C. Z., portiere dell'albergo, il 29 marzo - Marco Prato scendeva alla reception e mi chiedeva una penna e allora gli ho dato una bic". Foffo e Prato, i cui cognomi si sono trovati accoppiati migliaia di volte in centinaia di titoli, invece sono forse lo specchio rovesciato della normalità, non due mostri. Un omicidio a sfondo gay che aveva lasciato l'Italia a bocca aperta. Foffo e Prato per circa due ore si accanirono sul corpo di Luca dopo averlo stordito con un mix di alcol e un farmaco.

Il messaggero.it ha addirittura pubblicato le armi usate per il delitto Varani (foto sotto).

Prato si è suicidato soffocandosi con un sacchetto di plastica e inalando il gas della bomboletta usata per cucinare. Secondo il magistrato, quello del Collatino fu un massacro pianificato in modo lucido.

"Il suicidio di Marco Prato, avvenuto la scorsa notte nel carcere di Velletri non è che l'ennesimo capitolo della stessa strage che in simili condizioni va avanti ormai da troppo tempo", dice Irene Testa, presidente dell'Associazione Radicale 'Il Detenuto Ignoto', dopo quanto avvento stanotte. Si sarebbe suicidato per "le menzogne dette" su di lui e per "l'attenzione mediatica" subìta. La morte di Varani è avvenuta per dissanguamento a causa delle ferite riportate. E' stato trovato con un sacchetto infilato in testa, morto soffocato dal gas, durante il normale giro di ispezione: sulla salma, la cui rimozione è stata autorizzata dal pm di turno, verrà effettuata comunque l'autopsia. Prato avrebbe avuto domani l'udienza del processo.

"Io non ho ucciso Luca".

E se fosse stato un "suicidio assistito"?

Ha fatto tutto Manuel Foffo che non ho avuto il coraggio di fermare. Niente in confronto alle interessanti ipotesi di complotto sulla morte di Prato.


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