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La nuova denuncia per esercizio abusivo della professione medica e per maltrattamenti è giunta dopo un'attività di indagine della Squadra Mobile di Forlì, partita da una donna, 37 anni, impiegata forlivese, che, sotto il condizionamento del marito, si era rivolta a Mamma Ebe ottenendo però solo applicazione di medicinali non attinenti ai suoi problemi e che le hanno provocato inutile dolore e hanno messo a repentaglio la sua salute. La donna, sempre secondo l'accusa, sarebbe stata costretta dal marito ad andare da Mamma Ebe, interrompendo le cure di medicina tradizionale.

Al termine delle indagini si è evidenziato che la Ebe Giorgini ha continuato a svolgere la sua attività illecita nonostante fosse ai domiciliari dal dicembre del 2014 per essere stata condannata in via definitiva ad anni 4 di reclusione per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all'esercizio abusivo della professione medica.

Gigliola Ebe Giorgini, 84 anni, conosciuta come "Mamma Ebe" - la santona che negli anni Ottanta e Novanta era stata al centro di molti casi di circonvenzione di incapace - è stata denunciata per esercizio abusivo della professione medica. Nonostante la recente condanna a sei anni di reclusione che attualmente stava scontando agli arresti domiciliari nella sua casa di San Ermete di Sant'Arcangelo, la donna prescriveva pomate "miracolose" per curare una 37enne italiana con problemi di fertilità. "L'attività era stata troncata nel 2010 dagli arresti eseguiti dai carabinieri di Quarrata", si legge sul quotidiano romano. Il trattamento cominciò con l'imposizione delle mani sul ventre, seguita poi col trattamento di una pomata di colore arancione. Gigliola Ebe Giorgini, questo il vero nome, "fondatrice" dell'Ordine di Gesù Misericordioso mai riconosciuto, applicava sul ventre della giovane donna una pomata risultata altamente pericolosa.

La donna pur di non vedere sgretolare il proprio matrimonio, appena celebrato, annullava tutte le pratiche mediche che l'avevano portata a rivolgersi a delle strutture ospedaliere per procedere alla fecondazione assistita ed in ultimo anche a pratiche adottive che avevano iniziato. La vittima 37enne ha raccontato, infatti, che gli adepti di Mamma Ebe erano numerosi, così come accertato dalla stessa polizia nel corso di un controllo domiciliare.


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