Il nuovo direttore generale della Rai, che non mi risulta abbia ottenuto grandi successi come direttore del TG o abbia portato a grosse innovazione nella testata giornalisti ammiraglia ( ma questo è un mio giudizio probabilmente per chi conta e sa di comunicazione è il contrario) dovrebbe rispettare le politiche volte al ridimensionamento delle parcelle dei divi tv stabiliti dal parlamento. "Se i componenti del Cda Rai firmano il via libera ai contratti sotto costrizione, perché non in grado di valutare i profili del codice civile e quindi sotto presunto obbligo di responsabilità, significa che bisogna chiedersi se questo Cda possa ancora andare avanti".

"Non certo per colpa loro - prosegue - i giornali non hanno, però, sottolineato il fatto che ci sono state, in particolare, due votazioni: una, specifica, sul contratto di Fazio e l'altra sui palinsesti per il prossimo autunno". "Non è la condizione migliore lavorare come piccioni con il mirino disegnato nella schiena - ha aggiunto - ma credo che tenere questa azienda centrale rispetto al sistema dei media sia una garanzia non solo per chi lavora dentro l'azienda ma anche per chi paga il canone". "Io temo che venga distrutta questa audience" ha aggiunto. "Se non lo avessimo firmato avremmo potuto rispendere per un danno all'azienda". A chi dava fastidio quella trasmissione di successo (uno share di quattro milioni di telespettatori) che, per giunta, portava tanta pubblicità a viale Mazzini?

Ma ieri il deputato Anzaldi afferma che c'è stata una smentita ufficiale da parte di Cairo: nessuna offerta è stata mai presentata a Fazio. "O la Rai straccia il contratto o le cose gli andranno molto male".

Alla fine, in extremis si è evitato tutto questo con Fazio che passerà da Rai 3 a Rai 1, peraltro autoproducendosi visto che il format "Che tempo che fa" del conduttore che ha deciso di farlo realizzare non più a Endemol, ma a una società di produzione in cui resterebbe come socio. "Non ho dubbi - ha concluso - sul fatto che esistesse e sono certa che chi lo ha negoziato negherà la sua esistenza".

E il consigliere confessa anche un errore: "Anche io avevo sostenuto la proposta di mettere il canone televisivo nella bolletta elettrica per combattere l'enorme evasione fiscale (che aveva raggiunto il 30% degli utenti), ma oggi mi sono già pentito di avere sostenuto quella battaglia". Il valore di un artista su Rai1 non è lo stesso di Rai3. Non so - conclude la presidente - se la conferma di Fazio sia stata la scelta migliore.


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