In particolare, nel ricorso si sottolinea la mancata audizione, in appello-bis, dei testimoni assunti come fonti di prova in primo grado e questo avrebbe portato a una sentenza "frutto di un processo non equo": quel verdetto, si chiede nel ricorso, va annullato e i suoi "effetti" sospesi col ritorno in liberta' in attesa di una nuova decisione definitiva. Ciò avrebbe costituito un "gravissimo pregiudizio per i diritti fondamentali" di Stasi che, secondo la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, "avrebbe avuto diritto, senza ombra di dubbio, quantomeno a un nuovo grado di giudizio ove poter escutere nuovamente nel contraddittorio tutti i soggetti che avevano condotto, in primo grado, alla sua assoluzione". Tra i testimoni da riconvocare, nel ricorso vengono citati i nomi della vicina di casa dei Poggi che racconto' di una bicicletta appoggiata al muretto fuori dalla villetta la mattina dell'omicidio, e del medico del 118 sui "primi accessi in casa Poggi e sullo stato di essiccazione del sangue".

Il 13 agosto 2007, Alberto Stasi ha ucciso la fidanzata Chiara Poggi. Dopo la 'bocciatura' di oggi da parte della Cassazione, Stasi resta in carcere.

La suprema corte infatti è generalmente chiamata ad valutare i verdetti degli altri processi e confermare o assolvere i condannati, oppure revocare giudizi che contengano vizi. Sono anni che sono sottoposto a questa pressione. Il processo d'appello da rifare. Nel ricorso, firmato dallo Stasi e dal difensore Angelo Giarda, veniva dunque chiesta la revoca della sentenza definitiva e di "rilevare l'errore di fatto", in assenza del quale "l'esito decisorio sarebbe stato differente", come ribadito dal difensore davanti ai giudici della Suprema Corte.

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei legali di Alberto Stasi per riaprire il caso.

Stasi è stato ritenuto colpevole dell´omicidio della Poggi al termine di un lungo iter giudiziario durato anni, che lo aveva visto assolto per due volte e quindi condannato definitivamente in cassazione nel dicembre 2015. "Appare evidente che nel caso di specie - è la conclusione - la sentenza di condanna non si è fondata su alcuna rivalutazione contra reum di prove dichiarative".


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