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Alla vigilia del processo d'appello a carico di Massimo Bossetti, la madre Ester Arzuffi lancia un appello "ai giudici per ripetere l'esame del Dna" e un altro "rivolto a quegli abitanti di via Rampinelli che sanno chi ha rapito Yara e non hanno mai parlato".

"Il cadavere, quel giorno di fine gennaio (il 24 del 2011, come da foto satellitare prodotta dalla difesa nei motivi aggiunti all'atto di appello, ndr), non era là", è il commento lapidario dell'avvocato Salvagni. Secondo quanto scrive 'Il Fatto Quotidiano', i legali punteranno molto su una fotografia satellitare scattata sul campo di Chignolo d'Isola il 24 gennaio 2011, prima la scoperta del cadavere di Yara Gambirasio.

Il fulcro del processo resta però il dna. Ad un anno esatto dalla sentenza si apre una nuova pagina di uno dei casi di cronaca nera più seguiti e controversi degli ultimi anni.

Il processo d'appello si aprira' con la relazione sulle indagini e sul primo grado letta dai giudici (presidente Enrico Fischetti) e l'intervento del sostituto pg Marco Martani che chiedera' la conferma del carcere a vita. Gli inquirenti coordinati dal pm Letizia Ruggeri risalirono a lui dopo aver individuato il padre biologico dell'assassino in Giuseppe Guerinoni, autista di pullman di Gorno, paese dell'Alta Val Seriana, morto nel 1999, e accertato che nessuno dei suoi figli naturali aveva un dna corrispondente a "Ignoto 1". Tutto ruota attorno al dna, dunque.

Questa fotografia ora, secondo il difensore, "dovrà essere interpretata e guardata, ma a nostro avviso da quella immagine non emergerebbe la presenza del corpo un mese e due giorni prima del suo ritrovamento in quel punto del campo". Proprio dalla traccia genetica la difesa vorrebbe invece ripartire per ribaltare il primo grado e in aula ribadira' la richiesta di una perizia, come gia' anticipato nel ricorso in appello nel quale gli 'avvocati Claudio Salvagni e Michele Camporini scrivevano che "si e' ritenuto di poter giungere alla responsabilita' penale di un imputato valorizzando un unico elemento (la traccia del dna) in rapporto solo alla sua collocazione (leggins e slip), senza alcuna considerazione in ordine alle ragioni e alle modalita' dell'azione, senza alcun raffronto con tracce ben piu' significative attribuite ad altri, trasformando arbitrariamente, senza alcun riscontro, un possibile contatto in aggressione suicida". La difesa di Massimo Bossetti ha interpellato Peter Grill un professore norvegese esperto di genetica.


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