Colpisce che il tratto che viene fuori è quello di un don Lorenzo ubbidiente, che accetta il trasferimento a Barbiana, per avere "nuovi figli", che pensa lì di "ridare ai poveri la parola perché senza la parola non c'è dignità e quindi neanche libertà e giustizia".

Ad attenderlo, sul sagrato e dentro la canonica dove don Lorenzo visse e operò con i ragazzi della sua scuola, l'ottantina degli ex alunni del priore ancora in vita, fra quelli di Calenzano e quelli di Barbiana, alcune decine fra ragazzi e operatori delle strutture caritatevoli della diocesi, i preti più giovani, ordinati negli ultimi 5 anni, e i più anziani, quelli ancora vivi che erano in seminario con lui, quelli dei luoghi milaniani, Montespertoli, Calenzano, Vicchio.

Il Papa saluta i giovani, ringrazia gli educatori e ne sottolinea la "missione di amore", quella di insegnare, a partire dalla "crescita di una coscienza libera", capace "di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in essa guidata dall'amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune".

"Dal Card. Silvano Piovanelli, di cara memoria, in poi - ha proseguito il Papa - gli Arcivescovi di Firenze hanno in diverse occasioni dato questo riconoscimento a don Lorenzo".

La presenza di Papa Francesco a Barbiana è, come detto, storica e Francesco lo sottolinea: "Non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale". È lo stesso Cardinale Betori che, saltando il Papa, ci tiene a sottolineare che "la figura e la vicenda di don Lorenzo Milani vanno liberate da ogni retorica, non vanno mitizzate, vanno sottratte a strumentalizzazioni ideologiche, difendendone invece la permanente e feconda provocazione". Oggi lo fa il vescovo di Roma. La scuola per Don Milani non era un discorso diverso dalla missione di prete ma il modo concreto di svolgere quella missione: dare la parola ai poveri vale anche oggi ai nostri tempi in cui solo possedere la parola può permettere di discernere tra i tanti e spesso confusi messaggi che ci piovono addosso. Il rischio, secondo il presidente della Fondazione, è che la grande notorietà di don Lorenzo, dopo la piena riabilitazione voluta da Francesco, porti folle di visitatori in questo luogo finora protetto nella sua integrità silenziosa, col che diventi una sorta di improprio 'santuario'. Amiamo la chiesa come madre premurosa di tutti. "Il prete 'trasparente e duro come un diamante' continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa. Prendete la fiaccola e portatela avanti".


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