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L'Assemblea ha respinto tutti gli emendamenti.

Aumento della tracciabilità dei voucher con l'obbligo per i committenti di comunicare alla sede territoriale dell'ispettorato del lavoro i dati anagrafici del lavoratore e la durata della prestazione almeno sessanta minuti prima dell'inizio dell'operazione (per i committenti che non appartengono al settore dell'agricoltura) o "con riferimento ad un arco temporale non superiore a tre giorni" (per gli imprenditori agricoli). Nelle ultime ore è arrivata la promessa del Governo di trovare una soluzione sul lavoro accessorio entro metà maggio.

"I principali elementi negativi - si legge - riguardano: la possibilita' che l'emersione sia solo parziale, rendendo impossibile l'accertamento successivo della componente rimasta non regolare; il rischio di precarizzazione dei giovani, che finiscono per essere impiegati con voucher anziche' inquadrati con forme contrattuali piu' consone; la sostituzione di rapporti di lavoro pre-esistenti con remunerazioni mediante voucher (nel 2015 la quota di soggetti remunerati con voucher da un committente con il quale vi era un rapporto di lavoro dipendente o parasubordinato nei tre o nei sei mesi precedenti e' stata pari rispettivamente al 7,9 e al 10 per cento, con una particolare concentrazione nel turismo, nel servizi e nel commercio)".

Con l'abolizione dei voucher, a partire dal primo gennaio 2018, la possibilità di svolgere lavori occasionali resta affidata al contratto a chiamata, noto anche con il nome di contratto a intermittenza o job on call, introdotto nel 2003. Infine le famiglie: in questo caso è allo studio uno strumento di facile utilizzo, che servirà per retribuire i lavoretti.

Il maggior costo del lavoro rispetto ai tempi del voucher. Alle aziende, invece, costa di più. Se un'ora di lavoro pagata con i voucher veniva all'impresa 10 euro tutto compreso, la stessa ora pagata con il lavoro a chiamata costa tra i 20 e i 25 euro.

"La proposta di legge sulla Carta dei diritti universali del lavoro, che ha appena cominciato il suo iter parlamentare, dedica due articoli al tema del lavoro accessorio - spiega Pezzetta - prevedendone il ricorso nel lavoro familiare e nell'ambito dei grandi eventi, e limitatamente ad alcune categorie di utilizzatori come gli inoccupati, i pensionati e i disoccupati che non percepiscono indennità sostitutive del salario". Questo cambiamento avverrà dopo la conversione in legge del decreto che cancella i voucher. Lo stesso discorso vale per le ferie e per i trattamenti di malattia, infortunio, congedo di maternità e parentale.


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