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Gli indagati devono rispondere di truffa aggravata ai danni di ente pubblico per essersi indebitamente assentati dal luogo di lavoro senza far risultare i periodi di assenza.

Condotte che sono state accertate dai militari della Guardia di Finanza mediante una minuziosa attività di videoregistrazione con microtelecamere poste a controllo visivo dei locali adibiti a timbratura o registrazione, nonché attraverso pedinamenti e osservazioni occulte (indirizzate a rilevare gli effettivi comportamenti dei dipendenti pubblici) e conclusivi riscontri documentali. A Cosenza sono stati scoperti dei furbetti del cartellino sia all'Asp che in Comune a San Vincenzo la Costa.

Quattro i dipendenti dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza impiegati presso il Servizio Cure Domiciliari Integrate, un medico e quattro infermieri, che - secondo le accuse - "eseguivano la timbratura del cartellino marcatempo attestando "falsamente" orari di ingresso e di uscita non corrispondenti a quelli reali". Si tratta di Giancarlo Lo Bianco, 50 anni; Giancarlo Saullo, 48 anni; Emilio De Filippis, 50 anni; Carmelo Naccarato, 42 anni; Francesco Ruà, 60 anni; Giovanni Aceto, 65 anni; Rocco Serpe, 56 anni; e Maria Francesca Madotta, 46 anni, tutti impiegati nel Comune di San Vincenzo La Costa con diverse funzioni. Come il medico dell'Asp di Cosenza che, aveva il compito di effettuare visite domiciliari, ma la mattina timbrava il cartellino per poi recarsi dai parenti rientrando in ufficio solo dopo alcune ore. Gli infermieri, con incarico di effettuare terapie domiciliari, si scambiavano costantemente e "vicendevolmente" i tesserini aziendali, che venivano timbrati, nelle varie occasioni, dall'uno o dall'altro dipendente.

Per tutti i dipendenti dell'Asp di Cosenza il Gip ha disposto la sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio presso l'Azienda per un anno.

Questi ultimi, quando passavano dall'ufficio, "fingevano" di timbrare il proprio tesserino, digitando solo alcuni numeri, al fine di dare l'impressione di aver ottemperato all'obbligo di marcatura. Attraverso ingressi tardivi ed allontanamenti arbitrari, a piedi o in auto, anche loro sparivano durante l'orario di lavoro e senza autorizzazione, per dedicarsi ad attività private.

La Finanza ha scoprto la tendenza dei dipendenti comunali a timbrare il cartellino di entrata ed uscita ed annotare gli orari sul "registro delle presenze" anche per altri colleghi.

Si allontanavano dal luogo di lavoro senza segnalare la loro assenza, grazie alla compiacenza di colleghi i quali, in un sistema di scambio di favori, timbravano per loro il registro delle presenze.


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