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Riparte il processo a Francesco Schettino per il naufragio della Costa Concordia. A fare ricorso alla Suprema Corte, oltre alla difesa di Schettino che non è presente, è stata la Procura della Corte di appello di Firenze che ritiene troppo mite la pena inflitta a fronte di una richiesta della pubblica accusa di 27 anni di carcere. Il processo si celebra nell'Aula Magna della Suprema Corte davanti ai giudici della Quarta Sezione Penale. Durante l'udienza il pg Salzano ha chiesto la conferma per i sedici anni di reclusione all'ex-comandante. Schettino è imputato per naufragio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, abbandono di persone incapaci e abbandono della nave.

Il legale di Schettino, Saverio Senese: "Riteniamo ci siano state molte violazioni e che alcune siano inaccettabili".

"È stato un naufragio di tali immani proporzioni e connotato da gravissime negligenze e macroscopiche infrazioni delle procedure" che non è possibile concedere le attenuanti all'ex comandante Francesco Schettino che "non inviò il segnale di falla all'equipaggio per far scattare l'ammaina scialuppa e mettere subito in salvo i passeggeri" spiega Salzano rilevando che già pochi minuti dopo l'urto con gli scogli, alle 21.49 del 13 gennaio 2012, il comandante era già consapevole della falla in sala macchine. La Corte d'Appello di Firenze aveva in precedenza richiesto un aumento della pena per il fatto che l'allora capitano fosse a conoscenza della presenza di persone a bordo della nave al momento del suo abbandono. Tutto è ruotato e ruota attorno a Schettino dipinto come uno 'sborone' e sempre inseguito dalle telecamere tanto che anche io avevo difficoltà ad entrare in aula.

Il pg ha poi sottolineato che "Schettino, contro tutte le regole di navigazione, ha comandato una rotta improvvisata senza conoscere i fondali, dopo di che ha messo in atto una manovra disperata con ordini impartiti così velocemente al timoniere che nemmeno lui capiva".


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