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Purtroppo i casi di celiachia sono sempre più in aumento e adesso un nuovo studio condotto sui topi sembra puntare il dito su un' infezione virale asintomatica ovvero secondo i ricercatori potrebbe giocare un ruolo nel facilitare lo sviluppo della celiachia.

Un team di ricerca dell'Università di Chicago e dell'Università di Pittsburgh ha scoperto un legame tra la celiachia, diffusissima patologia autoimmune scatenata dal glutine, e un virus della famiglia Reoviridae, che normalmente è ritenuto innocuo e asintomatico. Questo virus, dunque, causa un'infezione che induce una reazione infiammatoria intestinale e la perdita della tolleranza al glutine nella bocca. Il glutine è una proteina alimentare di difficile digestione, che proprio per questo può impegnare il sistema immunitario molto più facilmente di altre proteine anche nelle persone che non soffrono di celiaca. Oltre a fattori genetici e ambientali (l'esposizione al glutine), la malattia potrebbe essere infatti legata anche a un'infezione virale.

"L'infezione ha scatenato un meccanismo che ha mandato in confusione il sistema immunitario e gli ha fatto "vedere" il glutine come fosse un virus da combattere", ha spiegato a la dottoressa Valentina Discepolo, dell'università Federico II di Napoli e dell'università di Chicago, anche lei autrice dello studio. I sintomi principali della celiachia sono gonfiore addominale, diarrea, stanchezza cronica, iponutrizione e perdita di peso, anemia, dermatite, erpetiforme in corrispondenza di gomiti ginocchia e glutei, vomito, feci pallide maleodoranti e oleose. "Così, se un bambino con un particolare background genetico è infettato da quel particolare virus in quella fase, può riportare una sorta di 'cicatrice' nel sistema immunitario, che poi ha delle conseguenze a lungo termine".

L'Associazione Italiana Celiachia Abruzzo, organizza Sabato 8 aprile 2017 alle ore 15, presso il Teatro Comunale di Città Sant'Angelo, un convegno medico dal titolo "I confini della malattia" per tutti coloro che hanno un'intolleranza permanente al glutine.

Gli esperti hanno testato due ceppi di reovirus su topi vedendo che solo uno dei due è in grado di ridurre la tolleranza al glutine e quindi scatenare lo sviluppo della celiachia. Ciò significa, ha concluso la Jabri, che "una volta condotti studi più approfonditi, potremmo pensare di vaccinare i bambini ad alto rischio di sviluppare la malattia celiaca".

"I nostri dati - conclude Dermody - suggeriscono che in bambini ad alto rischio di celiachia (con familiari malati) l'infezione da reovirus al momento dell'introduzione del glutine nella dieta (durante lo svezzamento) potrebbe scatenare una reazione immunologica al glutine culminando nella malattia".


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