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È questa la sentenza emesse dalla corte d'assise di Caltanissetta alla fine del processo Borsellino Quater, quello scaturito dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, che ha riscritto completamente la fase operativa della strage di via d'Amelio. Per Scarantino la Procura ha chiesto la pena a 8 anni e sei mesi di carcere, mentre per Francesco Andriotta e Calogero Pulci 14 anni di reclusione ciascuno. Per Salvo Madonia e Vittorio Tutino, è stato chiesto l'ergastolo. Davanti alla Corte d'Assise di Caltanissetta è infatti in corso il quarto processo sull'uccisione del magistrato e dei cinque agenti della sua scorta ed a parlare nella giornata odierna, è stato anche il procuratore Capo di Caltanissetta, Amedeo Bertone, replicando alle critiche mosse nella sua arringa dall'avvocato Fabio Repici, legale di parte civile di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso da Cosa Nostra. "La Procura - ha aggiunto - dovrà adesso verificare le responsabilità di criminali al servizio delle istituzioni perché dietro il depistaggio ci furono anche apparati dello Stato".

Le accuse dei falsi collaboratori di giustizia Pulci e Andriotta sono state fondamentali per le loro condanne: da qui la contestazione della calunnia. Lo ha detto l'avvocato Rosalba Di Gregorio, legale di parte civile di Gaetano Murna, condannato ingiustamente all'ergastolo per la strage di via D'Amelio per le accuse di falsi pentiti come Vincenzo Scarantino. "Non so se ci sarà un altro processo - ha aggiunto - ma ci sono temi che devono essere ulteriormente sviluppati e l'esito del processo offre spunti per altri approfondimenti". "Aspettiamo le motivazioni, ma mi pare che sia stato riconosciuto il fatto che Scarantino è stato indotto al depistaggio". "Sono esternazioni che respingiamo al mittente", ha detto oggi in aula Bertone, ribadendo il lavoro fino a questo momento compiuto.


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