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Dopo il vuoto di biologi non obiettori di coscienza che l'ospedale di Trecenta dovette affrontare nel 2014, una nuova crisi che penalizza le coppie che non possono avere bambini a Rovigo, non ci sono biologi che siano disposti a fare fecondazione assistita.

Come recitava il bando (ormai concluso e con graduatoria resa pubblica), "trattandosi di selezione per dirigente biologico specifica per l'attività di laboratorio di pma, considerata la sostanziale infungibilità della figura professionale ricercata, costituisce giusta causa di recesso dell'azienda, l'eventuale comunicazione da parte del dirigente di 'obiezione di coscienza' all'attività di pma, in quanto la prestazione lavorativa diventerebbe oggettivamente inesigibile".

"Il nostro obiettivo è quello di assicurare la continuità dell'attività, anche perché l'erogazione della procreazione medicalmente assistita rientra tra i Lea (Livelli essenziali di assistenza). In queste particolari procedure, infatti, la presenza del biologo, i tempi, le modalità e la sicurezza sono elementi fondamentali".

Il problema è che con la scusa di garantire determinati servizi, si sta realizzando un subdolo tentativo di scardinare l'istituto costituzionalmente riconosciuto dell'obiezione, mettendo in atto un'odiosa discriminazione nei confronti di chi, per motivi etici o religiosi, si rifiuta di agire in modo contrario alla propria coscienza.

Il centro di procreazione assistita di Trecenta segue centinaia di coppie. Per garantirne la funzionalità, l'eccellenza e la precisione, dopo attenta valutazione della norma dal punto di vista dell'applicazione giuridico amministrativa, abbiamo ritenuto di inserire nel bando questo criterio per dare ai nostri utenti risposte concrete e un percorso funzionale e continuativo. Quando le due professioniste si sono dichiarate obiettrici, oltre alle 150 coppie che stavano seguendo il percorso di procreazione medicalmente assistita, c'erano altre 320 coppie in attesa.


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