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In questo modo Rosario Firenze da anni riusciva, attraverso questo modus operandi, ad essere uno degli imprenditori edili di riferimento di Cosa Nostra nel territorio del Belice, versando periodicamente ingenti somme di denaro alla famiglia anagrafica di Matteo Messina Denaro, per il sostentamento della latitanza e delle esigenze della famiglia mafiosa. Indagate anche altre quattro persone: due fratelli del'imprenditore Firenze e due funzionari del Comune di Castelvetrano.

In carcere questa mattina è finito l'imprenditore di Castelvetrano Rosario "Saro" Firenze, classe 1971.

Le ipotesi di reato contestate nell'ambito dell'operazione - denominata "Ebano", il legno più duro esistente, dal soprannome "cozzo di legno" con cui era noto Firenze e avviata dal 2014 con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo - vanno dall'associazione a delinquere di tipo mafioso alla fittizia intestazione di beni e turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso.

L'indagine è stata coordinata dalla Dda di Palermo, guidata dal procuratore Francesco Lo Voi, e rientra nelle attività investigative finalizzate alla ricerca del boss latitante Matteo Messina Denaro. Dapprima nei colloqui intercettati con i suoi familiari quando ancora non collaborava con i pm, poi davanti ai magistrati ne ha ulteriormente delineato il ruolo, spiegando che Patrizia Messina Denaro si fidava di Firenze perché i due erano "compari". I carabinieri del colonnello Stefano Russo, comandante provinciale dell'arma e del maggiore Antonio Merola, comandante del reparto operativo provinciale hanno inoltre notificato quattro ordinanze interdittive nei confronti di altrettanti imprenditori sempre di Castelvetrano, Giacomo Calcara, Benedetto Cusumano, Fedele D'Alberti e Filippo Tolomeo.

Avvisi di garanzia sono scattati invece per dipendenti e dirigenti degli uffici del comune di Castelvetrano.

Nel corso dell'operazione sono indagati anche due fratelli di Rosario Firenze e due dirigenti comunali che avrebbero fornito a ditte compiacenti ritenute vicine a Cosa Nostra indicazioni precise sui ribassi nelle offerte per l'aggiudicazione delle gare d'appalto. Le indagini sono iniziate nel gennaio 2014 hanno permesso di documentare la "vitalità" del clan mafioso di Castelvetrano e le relative infiltrazione nel settore dei lavori pubblici. I carabinieri hanno sequestrato le due ditte e il complesso aziendale riconducibile a Firenze. Il valore complessivo dei beni sequestrati è di sei milioni di euro.

La rotazione è stata disposta dopo la pubblicazione sulla stampa di alcune dichiarazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa circa le "amicizie" di Firenze in seno alla macchina amministrativa del Comune.


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