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Nel Paese indetti nove i giorni di lutto, sospesa la vendita di alcolici, bandiere a mezz'asta, cancellati spettacoli e concerti. Poi la parola passa a Raul Castro, fratello di Fidel. Nel suo primo discorso pubblico da quando venerdi' notte ha annunciato che il fratello era morto a 90 anni anni, Raul Castro lo ha salutato con un discorso che e' stato una passerella nella storia e nelle tappe vissute insieme, dalla riforma agraria alla morte del 'Che' fino al drammatico 'periodo speciale'. La carovana percorrerà circa mille chilometri, fino a Santiago di Cuba, la città considerata la "culla della rivoluzione": sarà la stesso tragitto, ma a ritroso, compiuto da Fidel nel 1959 alla testa della "carovana della libertà", il manipolo di guerriglieri rivoluzionari, i "barbudos", dopo la vittoria sul dittatore Fulgencio Batista.

Al contempo l'utopia di Fidel non ha saputo o voluto rendere veramente liberi i dieci milioni di connazionali, non concedendogli mai la possibilità di decidere il proprio futuro attraverso un trasparente processo elettorale ed anzi incarcerando le voci dissenzienti del paese. "Repressione, apertura dei mercati, libertà religiosa, prigionieri politici: queste cose devono cambiare per avere una relazione aperta e libera, è quello che pensa il presidente eletto Trump" ha avvertito l'attuale presidente del Comitato nazionale repubblicano.

Andando ai giorni nostri, l'eredità cubana è pressoché misera, poiché il paese arranca e le risorse a disposizione sono poche, vivendo ancora sotto l'embargo statunitense: le politiche post-castriane dovranno puntare alla completa liberalizzazione del paese, sfruttando il turismo noto in tutto il mondo e alle risorse naturali, come il tabacco; dovrà, inoltre essere fermata l'imponente via dei narcotrafficanti che da Cuba si spostano verso gli Stati Uniti.

Tra i leader presenti all'Avana c'erano anche il venezuelano Nicolas Maduro, il boliviano Evo Morales e il nicaraguense Daniel Ortega, considerati un po' figli spirituali di Fidel, erano tra i principali dignitari stranieri accorsi a salutare Castro. C'è il presidente del Sud Africa, Jacob Zuma, che ha ricordato come il Comandante en Jefe e i cubani hanno "aiutato l'Africa senza voler né diamanti né petrolio". I cubani sono anche stati invitati a firmare un giuramento di lealtà alla rivoluzione castrista i libri piazzati presso le scuole e altri uffici pubblici.

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