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L'ex presidente di Banca Etruria Giuseppe Fornasari, l'ex dg Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri, imputati per ostacolo alla Vigilanza, sono stati assolti. L'altro capo d'imputazione, quello relativo ai presunti crediti deteriorati, invece "non costituisce reato". Notevole lo stupore degli inquirenti, che hanno già preannunciato appello: secondo il procuratore capo Roberto Rossi e la pm Julia Maggiore, che avevano chiesto 2 anni e 8 mesi di carcere per Fornasari e Bronchi e 2 anni per Canestri, gli imputati erano da ritenersi responsabili di aver mascherato le reali condizioni economiche in cui si trovava la Popolare aretina tra il 2011 e il 2013.

Un'inchiesta che è iniziata circa un anno e mezzo fa quella relativa a Banca Etruria e che pian piano si è andata allargando fino ad arrivare alla bancarotta fraudolenta e truffa aggravata.

La Procura di Arezzo farà appello contro la sentenza del gup del Tribunale che ha assolto gli ex vertici di Banca Etruria dall'accusa di ostacolo all'autorità di vigilanza.

Non ci fu ostacolo alla Vigilanza.

"Sì, siamo sorpresi, non ce l'aspettavamo".

Non tardano ad arrivare le dichiarazioni del procuratore della repubblica di Arezzo Roberto Rossi, sostenitore delle accuse ai tre imputati.

L'ex presidente, unico a non essere presente in aula alla lettura della sentenza, ha ricevuto la notizia dell'assoluzione tramite il suo legale Antonio D'Avirro, che ha descritto lo stato d'animo del suo assistito come "chiaramente commosso e contento", e per il quale ha parlato di "estrema correttezza di Fornasari, subentrato in un momento di grande difficoltà per la banca che però ha sempre lavorato nell'interesse dell'Istituto". "Voglio ricordare - ha detto a sua volta l'avvocato Antonio Bonacci, che, insieme al collega Carlo Baccaredda, assisteva l'ex direttore generale - che il processo è stato fatto sulle carte dell'accusa e che noi avevamo accettato il rito abbreviato proprio perché convinti della correttezza poi dimostratasi nel corso del processo".


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