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Cresce l'ottimismo per un possibile accordo al vertice Opec di Vienna sul taglio della produzione del greggio.

All'indomani del vertice di Algeri, però, alcuni Paesi avevano avanzato la richiesta di esonero dalla quota di riduzione assegnata.

Riad segnala di essere disposta anche a non tagliare la propria produzione, limitandosi a congelarla, quando è salita ai massimi di sempre, negli ultimi mesi, intorno ai 10,6 milioni di barili al giorno. Sembra di leggere la famosa favola della volpe e l'uva in versione moderna. I prezzi del petrolio già da stamane in accelerazione, dopo le indiscrezioni sono schizzati al rialzo. Gli investitori temono che le divergenze interne al cartello, ancora da risolvere, impediscano il raggiungimento di un'intesa, nonostante il mercato del petrolio sia caratterizzato da un eccesso di offerta da oltre due anni.

La Russia, che ha sbandierato a lungo la volontà di collaborare con l'Opec, ha cancellato la trasferta a Vienna: finché non ci sarà un accordo interno al gruppo "non serve", ha dichiarato senza mezzi termini il ministro dell'Energia Alexander Novak, che solo poche ore prima aveva ricevuto a Mosca i suoi omologhi algerino e venezuelano, impegnati in un estremo tetativo di mediazione diplomatica. Nella sua ultima intervista ha sottolineato che al momento il suo Paese non ha ancora deciso se prenderà parte al taglio della produzione di greggio. "Storicamente si sente parlare del picco del petrolio ma il trend distruttivo in atto sta portando a considerare il picco della domanda". È stata inoltre rivista al ribasso la stima sui prezzi data lo scorso anno, portando il prezzo obiettivo a 60 dollari al barile dai precedenti 80. La riduzione dei livelli produttivi partirà a gennaio.


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