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È stata raggiunta oggi (26 novembre) l'intesa per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.

C'è l'accordo sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici e stavolta siglano tutti, comprese le tute blu della Cgil, la cui firma mancava da otto anni. A regime si stima un aumento mensile medio di circa 92 euro, calcolando tutte le diverse voci, dal recupero previsto per l'inflazione al welfare. Non un banale rinnovo ma un contratto nuovo. "Occorre capire - spiega la ministra - come posso impegnarmi sulla parte normativa se prima non raggiungo l'intesa con tutte le Regioni".

Per i metalmeccanici questo è un accordo importante che porterà complessivamente benefici economici stimabili in un aumento mensile di poco più di 92 euro (oltre all'una tantum di 80 che verrà versata a marzo prossimo).

È stata stabilita l'introduzione, anche nel ccnl, di una quota di aumenti defiscalizzati attraverso il welfare, come elemento aggiuntivo alla difesa del potere d'acquisto per un totale di 450 euro nel triennio; nonché una struttura sperimentale sul salario con la rivalutazione annua dei minimi - con erogazione dal mese di giugno - sulla base dell'inflazione reale, mentre il salario derivante dalla contrattazione aziendale futura e da elementi individuali assume carattere di variabilità piena, diventando nelle parti fisse assorbibile dagli aumenti nazionali sui minimi, tranne che per gli elementi collegati alla prestazione (turni, indennità, straordinario ecc.) o se dichiarato espressamente "non assorbibile". Così il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi. Il contratto, dice, "segna una svolta e può essere considerato un benchmark di riferimento per tutta l'industria del Paese". La trattativa per la riforma del modello contrattuale, come ha sottolineato Maurizio Stirpe, vice-presidente di Confindustria con delega alle relazioni sindacali, comincerà il 7 dicembre. Vorremmo proprio che esse, acquisita la certezza e la serenità che normalmente deriva dalla sottoscrizione di un nuovo contratto di lavoro di durata pluriennale, siano fra quelle che hanno interesse a sviluppare ulteriormente la loro produzione, allargare impianti, lanciare sul mercato interno e sull'esportazione i loro prodotti, utilizzare appieno le opportunità di sostegno per lo sviluppo economico. "Le organizzazioni sindacali e imprenditoriali -sottolinea - hanno fatto, in modo unitario, un buon lavoro e hanno raggiunto, attraverso un confronto approfondito, un risultato che contiene elementi di novita' importanti e positivi". "E' un bel segnale - aggiunge Poletti - per l'industria manifatturiera che continua a rappresentare un asse di sviluppo centrale per il futuro del nostro paese". Mi auguro ora che i lavoratori approvino i risultati ottenuti nel voto a cui saranno chiamati.


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