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L'ex presidente Giuseppe Fornasari, l'ex direttore generale Luca Bronchi e il direttore centrale Canestri Davide Canesti erano accusati di ostacolo alla vigilanza per due episodi avvenuti nel 2011 e nel 2012. L'altro capo d'imputazione, quello relativo ai presunti crediti deteriorati, invece "non costituisce reato". Il gup del tribunale di Arezzo Annamaria Loprete ha assolto i tre perché "il fatto non sussiste" per quanto riguarda l'operazione riguardante la cessione di immobili (in particolare quelli della società Palazzo della Fonte, una di quelle segnalate dagli ispettori di Bankitalia nel 2016 per possibili criticità di rilevanza penale nel bilancio 2012). Bronchi e Canestri erano presenti alla lettura della sentenza.

"Era chiaramente commosso e contento", ha detto ai giornalisti l'avvocato Antonio D'Avirro, difensore di Giuseppe Fornasari.

I difensori, durante le arringhe successive alle requisitorie del procuratore Rossi e del pm Maggiore, avevano ribadito come i loro assistiti avessero comunicato a Bankitalia tutti gli elementi fondamentali, sottolineando che, se ci fosse stata qualche omissione, non sarebbe stata tale da ostacolare la corretta conoscenza dello spin-off immobiliare che comunque ha avuto il via libera dalla Consob.

Un esito che potrebbe compromettere anche l'esito degli altri procedimenti aperti in merito a Banca Etruria.

"Un processo largamente inutile, la cui inconsistenza è stata fin da subito manifesta, tanto da condurre alla scelta del rito abbreviato".

L'Appello. "Sì siamo sorpresi, non ce l'aspettavamo".

L'associazione si riserva di leggere la sentenza per capire cosa abbia indotto il gup del tribunale di Arezzo ad una sentenza "così inaspettata ed in contrasto con le aspettative e le accuse mosse dalla stessa Banca d'Italia, che ha multato i 3 imputati a giudizio proprio per ostacolo alla vigilanza". Così il procuratore della repubblica Roberto Rossi subito dopo la sentenza.


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