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Lo ha affermato il pm di Milano Marcello Tatangelo nell'udienza che, di fatto, 'azzera' il processo sul delitto del magistrato torinese Bruno Caccia avvenuto nel 1983. Ora, ha proseguito, "tutto è nelle mani del gip" che dovrà decidere sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare per Schirripa dopo che le indagini sono state riaperte due giorni fa. E' stata in effetti la stessa procura a chiedere per un grave errore procedurale l'annullamento del giudizio, ma Tatangelo ha assicurato che si potrà fare un altro processo a carico di Rocco Schirripa, il panettiere ritenuto dagli inquirenti l'esecutore dell'omicidio. Schirripa era già stato indagato nel 1997 insieme ad altri ma la sua posizione venne archiviata nel 2001. Il pubblico ministero ha spiegato, infatti, che tutta l'attivita' istruttoria compiuta prima dell'errore, cioe' la mancata richiesta di apertura delle indagini su Schirripa, e' valida. Ha anche aggiunto che gli inquirenti stanno già ricominciando a sentire delle persone coinvolte nell'inchiesta. Motivo? Lo stesso: omicidio.

La Procura è arrivata a scoprire l'esistenza del fascicolo archiviato solo perché il legale della famiglia Caccia, Fabio Repici, ha depositato quattro giorni fa una memoria "nella quale chiedeva di verificare se gli interrogatori resi negli anni 1995-1996 da Vincenzo Pavia (un pentito, ndr) al pm di Torino fossero stati formalmente trasmessi al pm di Milano" e se ci fosse stata un'indagine.


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