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All'indomani del vertice di Algeri, però, alcuni Paesi avevano avanzato la richiesta di esonero dalla quota di riduzione assegnata. La notizia non aiuta chi, tra molte difficiolta', sta cercando di concordare un taglio congiunto della produzione che risollevi le quotazioni del greggio. Il future sul Brent con scadenza febbraio sale al momento dell'8% a 50,07 dollari al barile. Sembra di leggere la famosa favola della volpe e l'uva in versione moderna.

In breve, l'accordo del 30 Novembre a Vienna, si dovrebbe concludere con un accordo dei paesi dell'OPEC al fine di riportare i prezzi del petrolio verso la risalita. Raggiungere un accordo, non è cosa facile e non tutti sono convinti che il raggiungimento di un compromesso riuscirà a frenare il crollo del prezzo del petrolio. Il presidente dell'Opec ha spiegato che la Russia ridurrà la propria produzione petrolifera giornaliera di 300mila barili: si tratta di una cifra che da sola vale la metà dei tagli attesi dai paesi produttori di greggio che non aderiscono all'Opec. "Non penso che al vertice OPEC l'unica opzione sia quella del taglio alla produzione - Penso che mantenere la produzione ai livelli attuali sia giustificabile, tenendo in considerazione la ripresa dei consumi e la crescita nei mercati sviluppati e negli Stati Uniti". Anche il ministro del petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, afferma di "avere buone aspettative", anche se esclude che il suo Paese possa limitare la produzione. In particolare l'Arabia Saudita rinuncerà a 486mila barili.

Secondo quanto risulta a Reuters l'Arabia Saudita ha accettato di tagliare la produzione di 10,06 milioni di barili al giorno. È una mossa che inonderebbe di petrolio un mercato caratterizzato da offerta già abbondante, annullando ogni effetto di congelamento della produzione voluto dall'OPEC.


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