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"Sul materiale acquisito della fonderia Bozzoli di Marcheno all'interno e sulle pareti del forno grande e del piccolo - si legge nella relazione - nonché sulle scorie di lavorazione relative alla giornata della scomparsa non sono emerse sostanze chimiche che potessero univocamente essere ricondotte alla presenza di resti umani riconducibili alla persona scomparsa".

Un anno fa, era l'8 ottobre, l'imprenditore bresciano Mario Bozzoli spariva nel nulla. Nemmeno sulle manichette del sistema di filtraggio dei fumi sono emerse "sostanze chimiche che possano essere ricondotte alla presenza di resti umani". In questo momento nel registro degli indagati ci sono ancora due nipoti di Mario Bozzoli, Alex e Giacomo, entrambi dipendenti della fonderia, così come due operai presenti all'interno dell'azienda quella sera: Aboagye Akwasi e Oscar Maggi. Prove non sono state trovate nemmeno nell'armadietto numero 13 dello spogliatoio, dove era stata recuperata della sostanza polverosa di colore grigio. L'analisi dei Ris si è poi concentrata anche su una siringa prelevata in azienda dai carabinieri: "Non sono emerse sostanze ad azione stupefacente o psicotropa", scrivono nella loro relazione. Mario Bozzoli sembra essersi dissolto nel nulla. Quest'ultimo venne iscritto anche perché ebbe l'imprudenza di chiedere pubblicamente ad una sua cugina dentista se conoscesse la temperatura di fusione del titanio, materiale che componeva due impianti dentali di Mario Bozzoli.

"Fu una curiosità della quale se ne parlava ovunque", aveva raccontato Maggi al Giornale di Brescia, nell'unica intervista rilasciata.

IL GIALLO NEL GIALLO - Gli indagati sono tutte le persone presenti in fabbrica la sera della scomparsa di Bozzoli.

Non si placa il giallo e la polemica sulla vicenda di Marcheno, in provincia di Brescia.

Le sorelle dell'operaio hanno fatto effettuare una perizia da parte di un tossicologo consegnata in questi giorni ai pm che si occupano dell'inchiesta, dalla quale emergerebbe che prima di ingerire le pillole con il cianuro Giuseppe Ghirardini sarebbe stato stordito con la cosiddetta 'droga dello stupro' che ha la capacità di cancellare emozioni e reazioni. Inizialmente sembrava un suicidio, anche se la famiglia non ci ha mai creduto e adesso sembra avere le prove.


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