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Papa Francesco è arrivato ad Erevan per il suo quattordicesimo viaggio all'estero del pontificato, in Armenia, la "prima nazione cristiana", in quella regione ex-sovietica del Caucaso dove tornerà di nuovo in settembre per le visite in Georgia e Azerbaigian.

Il popolo armeno ha testimoniato con coraggio la sua fede, ha sofferto, ma è tornato a rinascere.

Bergoglio ha voluto interrompere una certa tradizione non scritta che di solito vuole i pontefici non rilasciare dichiarazioni ufficiali nei viaggi di andata delle visite, commentandole poi al ritorno.Vista però la stretta attualità di quanto accaduto appena poche ore prima del decollo del volo papale, il pontefice argentino ha lasciato il suo posto sull'aereo e si è spinto nella parte riservata ai giornalisti accreditati, prima scusandosi per dover dare le spalle ad alcuni di loro e per il filo del microfono troppo corto, e poi fermandosi a conversare con i vaticanisti e raccogliendo in particolare alcune domande prospettategli da padre Lombardi, portavoce della sala stampa vaticana, una delle quali proprio sul referendum inglese.

Il Papa ha ricordato la celebrazione di un anno fa a San Pietro per fare "memoria del centenario del Metz Yeghern, il 'Grande Male', che colpì il vostro popolo e causò la morte di un'enorme moltitudine di persone".

Ricordando il genocidio armeno Bergoglio ha affermato che "quella tragedia inaugurò purtroppo il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso, rese possibili da aberranti motivazioni razziali, ideologiche o religiose, che ottenebrarono la mente dei carnefici fino al punto di prefiggersi l'intento di annientare interi popoli".

"Si moltiplichino perciò, da parte di tutti, gli sforzi affinché nelle controversie internazionali prevalgano sempre il dialogo, la costante e genuina ricerca della pace, la collaborazione tra gli Stati e l'assiduo impegno degli organismi internazionali, al fine di costruire un clima di fiducia propizio al raggiungimento di accordi duraturi che guardino al futuro".

In terra armena riecheggiano le tragedie che si consumano ancora in tante parti del mondo. "In tal senso, lo incoraggio a non far mancare il suo prezioso contributo alla comunità internazionale". I festeggiamenti per questa lieta ricorrenza saranno tanto più significativi se diventeranno per tutti gli armeni, in Patria e nella diaspora, uno speciale momento nel quale raccogliere e coordinare le energie, allo scopo di favorire uno sviluppo civile e sociale del Paese, equo ed inclusivo.

Il Papa ha concluso chiedendo alle autorità civili di "verificare costantemente" che nel Paese "non si venga mai meno agli imperativi morali di eguale giustizia per tutti e di solidarietà con i deboli e i meno fortunati". Tale identità, lungi dall'ostacolare la sana laicità dello Stato, piuttosto la richiede e la alimenta, favorendo la partecipe cittadinanza di tutti i membri della società, la libertà religiosa e il rispetto delle minoranze.


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