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L'Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù dovrà pagare altri 1500 euro a testa alla Cgil e all'associazione radicale "Certi diritti" perché quella discriminazione, dicono i giudici, è "collettiva", nel senso che "ha colpito non solo la ricorrente, ma ogni lavoratore potenzialmente interessato all'assunzione presso l'Istituto". La docente, sdegnata per quella che considerava un'ingerenza nella sua vita privata, si rifiutò di rispondere alle domande del suo interlocutore, il quale le chiese comunque di cercare di "risolvere il problema". Gli articoli sono disponibili su euronews.net per un periodo limitato.

Il giudice del lavoro di Rovereto, in Trentino Alto Adige, ha condannato per la prima volta in Italia una scuola paritaria cattolica per aver discriminato un'insegnante in base al suo (presunto) orientamento sessuale.

I giudici hanno sancito che "la presunta omosessualità dell'insegnante nulla aveva a che vedere con la sua adesione o meno al progetto educativo della scuola" e che la docente "ha subito una condotta discriminatoria tanto nella valutazione della professionalità, quanto nella lesione dell'onore". Ma alla fine l'insegnante ha ottenuto giustizia: il giudice del lavoro di Rovereto ha condannato la scuola a risarcire la donna per la cifra di 25 mila euro.

Ma il Tribunale ha notato come "nel caso qui in esame è stata perpetrata una discriminazione per orientamento sessuale e non per motivi religiosi" e quindi non vale appellarsi alla libertà religiosa per giustificare una discriminazione. L'avvocato dell'insegnante ha inoltre ricordato "E' il primo caso di condanna mai pronunciata per discriminazione individuale per orientamento sessuale e la seconda per discriminazione collettiva". "Un concetto che nel nostro Paese è bene ripetere spesso".

Questa decisione fissa un punto chiaro: i datori di lavoro di ispirazione religiosa o filosofica non possono sottoporre i propri lavoratori a interrogatori sulla loro vita privata o discriminarli per le loro scelte di vita. Si tratta, altresì, della prima sentenza che condanna per discriminazione un'organizzazione di tendenza dopo l'entrata in vigore della normativa antidiscriminatoria del 2003.

"Per noi dell'Uaar - aggiunge - si tratta di un atto dovuto anche in considerazione del fatto che le scuole paritarie ricevono cospicui fondi pubblici e a maggior ragione dunque non possono porre in essere differenze di trattamento che violano la legge". Stando a quanto raccontato dall'insegnante la madre superiora in realtà le avrebbe chiesto alcune informazioni su alcune voci che circolavano in quel periodo e che riguardavano proprio la vita privata dell'insegnante che, sempre stando a quanto si diceva in quel periodo, aveva una compagna con la quale viveva e intratteneva una relazione affettiva-sentimentale.

Per Bocchino, "la Provincia di Trento dovrebbe invece dare un segnale di coerenza e sospendere il finanziamento pubblico a una scuola che si pone così palesemente in contrasto con i valori della Costituzione".


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